Il Tirreno

Livorno

Reddito di cittadinanza: Livorno un modello da esportare

Maria Giorgia Corolini
Senia Bacci Graziani, l’ assessore Ina Dhimgjini e Paola Carletti
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Senia Bacci Graziani, l’ assessore Ina Dhimgjini e Paola Carletti

Livorno, è il primo esperimento a livello nazionale. L'assessore Dhimgjini: il progetto funziona, è un aiuto concreto alle famiglie

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LIVORNO. «Vogliamo dimostrare che il reddito di cittadinanza è una possibilità concreta, oltreché di grande aiuto in questa fase così difficile per tante famiglie, nella speranza che la Regione o il Governo si convincano della necessità della sua estensione a tutto il territorio nazionale: avremmo potuto stabilire un contributo minore da estendere a più famiglie, come qualcuno ha richiesto, ma se fossimo partiti con una cifra bassa sarebbe sembrato uno sforzo tutto sommato facile. Ecco perchè abbiamo preferito promuovere questo progetto con cento famiglie». L'assessore al sociale Ina Dhimgjini non ha dubbi, l'esperimento del reddito di cittadinanza- il primo a livello nazionale- è quello di cui cui la città aveva bisogno. Ora si deve cercare di proseguire sulla stessa strada, magari potenziandolo. «Abbiamo deciso di partire con una cifra che potesse offrire una certa autonomia agli assegnatari, vedremo nel tempo se e come modificare questo strumento, tenendo anche conto delle mutevoli esigenze della città e del territorio», dice davanti alla platea di cittadini che hanno partecipato all’assemblea nell'ex Circoscrizione 1 di Corea.

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Cinquecento euro al mese, per 6 mesi (anche se per l'assessore ci son “buone possibilità” che il contributo diventi strutturale e continuativo), per le famiglie livornesi che risulteranno ai primi 100 posti nella graduatoria finale (su quasi mille domande), che dovrebbe essere ufficializzata nella prima settimana di marzo. «Tra la chiusura del bando e l'erogazione del contributo è passato del tempo, ma sono stati necessari approfondimenti e verifiche», spiega insieme al dirigente comunale delle politiche sociali Senia Bacci Graziani e alla responsabile dell'ufficio marginalità e famiglia Paola Carletti. Tra le 997 domande pervenute al Comune, 73 sono quelle respinte dopo le attente verifiche degli uffici su cittadinanza, residenza, Isee, patrimonio immobiliare e mobiliare e casellario giudiziario dei richiedenti, oltre che sull'iscrizione al centro per l'impiego: sarebbero tanti, infatti, quelli iscritti all'ultimo minuto. Dunque sono oltre 900, ad oggi, le domande accolte dal Comune, a testimonianza della grave situazione economica e sociale in cui la nostra città è precipitata negli ultimi anni e dell’interesse per questo strumento di sostegno: il numero delle domande prese in esame dagli uffici sarebbe i basso se fossero state prese in considerazioni come potenziali assegnatari di un contributo mensile i disoccupati tout-court (che nel nostro territorio ammontano ormai a qualche decina di migliaia), ma diventa considerevole tenendo conto dei ristretti parametri indicati dal bando per fare domanda, tra cui avere un Isee familiare non superiore a 6.530,94. Nessun nucleo familiare composto da 1 o 2 persone, invece, sarebbe risultato aggiudicatario a causa del punteggio più alto attribuito a nuclei familiari più numerosi. «Molti sono rimasti fuori, ma le risorse messe in campo per un simile progetto non possono essere solo quelle comunali- conclude Dhimgjini- Sarebbe pertanto utile che la Regione permettesse ai Comuni di decidere con più autonomia come e dove spendere le risorse dei bilanci, che ad oggi sono invece vincolate».

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