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Pd: «Fuori gli atti sull’agibilità» Nogarin: la responsabilità è mia
LIVORNO. No alla scelta di «spendere risorse per un immobile che dovrà andare giù». E richiesta pressante di «vedere atti dei tecnici che dicano che le case della Chiccaia sono agibili: ci sono?...
LIVORNO. No alla scelta di «spendere risorse per un immobile che dovrà andare giù». E richiesta pressante di «vedere atti dei tecnici che dicano che le case della Chiccaia sono agibili: ci sono? Perché non mandiamo persone a rischiare in assenza dei pareri tecnici, meglio allora concentrarsi su locali come le circoscrizioni». I consiglieri Pd, prima Bini poi Caruso, sono stati tra i più scettici rispetto alla strada imboccata dalla giunta soprattutto per la vecchia Chiccaia. Tra i democrat De Filicaia ha provato ad aprire ad una collaborazione con la maggioranza, sottolineando però che è «un errore concentrare le politiche abitative solo sull’emergenza» e proponendo di tirare fuori il capitolo della Chiccaia dal resto del masterplan. Ma il sindaco ha tirato dritto: «C’è una idoneità tecnica e amministrativa», ha risposto riferendosi alle richieste di fornire atti sull’agibilità degli alloggi da riassegnare: «C’è un’unica prescrizione rispetto agli impianti elettrici. Mi assumo la responsabilità, preferisco che le famiglie abbiamo almeno una casa ora, l’uso temporaneo è una rottura con il passato...». Sul fatto che la Chiccaia dovrà comunque andare giù sembrano d’accordo tutti, dalla giunta a Bl. Voce fuori dal coro Bastone (M5S), che invita gli assessori a «pensarci bene»: «Una cosa sono gli impianti da sistemare, un’altra la stabilità dell’edificio», dice. Mentre dal fondo della sala uno dei 7 proprietari grida: «Ma la Chiccaia cade a pezzi!».
Amato (Fi) è durissima: «Questo masterplan è in generale una semplice dichiarazione di intenti, non si parla né di tempi né di risorse». Mentre sul riutilizzo della Chiccaia la maggioranza incassa l’appoggio della sinistra di Bl, che dà l’ok alle linee del masterplan chiedendo «garanzia sui tempi di attuazione» e solo dopo l’approvazione di un atto congiunto di Bruciati (Bl) e Galigani (M5S) per inserire la criticata alienazione di beni comunali non tra le “misure stabili” ma tra quelle “straordinarie”. Chiedeva l’abolizione di ogni riferimento alla vendita di beni pubblici («inaccettabile») Valiani di Lbc, che ha votato contro.
Nel corso del dibattito Cannito (Cd) è tornato a chiedere che, se necessario, «sindaco e prefetto si assumano la responsabilità di requisire alloggi abbandonati o decandenti». Mazzacca (Ll) si è detto «deluso» dell’atto, ma alla fine il gruppo l’ha comunque votato. (j.g.)
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