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Processo Ghiaccione: «Io raggirato per la casa, ho pagato 420mila euro»
Livorno, in aula la testimonianza del primo degli acquirenti raggirati nell’affare di Colle. «I lavori si fermavano ma dalla società continuavano a chiederci soldi»
LIVORNO. «Ho versato 245mila euro per il primo appartamento e 175mila compresi di Iva per il secondo, al piano superiore del complesso di Ghiaccione, quest’altro avevo pensato di comprarlo per mio figlio che sarebbe dovuto tornare a lavorare in Toscana da Milano. Ma nonostante questo, oggi, non ho nessuna delle due case: ho venduto la mia, ho abitato in affitto per quale tempo e ora ho comprato un immobile a Fauglia».
Aldo Scacciati, 71 anni, è il primo degli acquirenti raggirati nell’affare immobiliare alle porte di Collesalvetti a parlare dal banco dei testimoni, nella prima udienza del processo nel quale sono imputati in otto: dai vertici della società che ha proposto l’affare, la Carolina immobiliare di Cecina, passando per il procuratore della stessa società, il direttore tecnico del cantiere e pure due dirigenti di banca.
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La storia del settantunenne è la stessa vissuta da un’altra quindicina di famiglie tra il 2006 e il gennaio del 2012 quando gli acquirenti, spazientiti dai ritardi nell’ultimazione delle case e dalle promesse non mantenute, si sono presentati dai carabinieri per fare denuncia e dare il via all’inchiesta.
«Mi ero diretto all’acquisto di una di quelle case - racconta Scacciati - perché mio figlio e mio nipote stanno poco distante. Ho visto un cartello pubblicitario della Carolina e poi sono andato negli uffici della Edil Centro. Era il settembre 2008. Ho conosciuto in quella occasione Attilio Petrillo e Nicola Pagliuca (entrambi imputati ndr) . Mi hanno parlato di lavori rapidi, in 5 mesi, e ho deciso di acquistare, dando un assegno di 25mila euro come anticipo, mentre il costo totale è stato pattuito in 280mila».
Da qui in avanti iniziano i problemi: il calcestruzzo che non è buono, i lavori che vanno a rilento e si fermano, ma intanto ci sono le richieste di pagamento da parte degli emissari dell’immobiliare. «Ho dato altri 30mila euro, 24 attraverso assegni seimila in contanti», prosegue il testimone. Poi nell’aprile del 2010 «i lavori riprendono, ma si bloccano di nuovo a novembre», racconta il settantunenne.
«A gennaio 2011 - va avanti - ricevo una lettera di Petrillo dove fa presente la situazione dei lavori e l’intenzione di continuare. Inoltre ci convoca per una riunione. Siamo al 22 marzo 2011. Per continuare, ci dicono serve denaro, ma in compenso ci tranquillizzano dicendo che sono stati fatti gli acquisti per porte e finestre. In più ci danno un crono programma degli interventi che però non ha mai trovato conferma». Di quella riunione Scacciati ha anche redatto una sorta di verbale che ha poi inviato a tutte le parti.
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Nel maggio successivo subentra la Navacchi srl: « Ci dice che sono in grado di finire lavoro ma servono soldi». Ed effettivamente la nuova ditta fa passi da gigante: da maggio ad agosto, dal 25% dei lavori arriva fino all’85%, completando marmi, impianto di riscaldamento e le finiture delle finestre. In questa altalena di speranze, versamenti e attese, la doccia fredda arriva a luglio 2011 quando gli acquirenti scoprono che sul lotto che hanno acquistato pagando l’avanzamento dei lavori c’è un ipoteca di 1,4 milioni di euro che la Casa di Risparmi di San Miniato ha erogato alla Carolina immobiliare.
«Abbiamo cercato il direttore della banca - racconta al termine della testimonianza Scacciati - volevamo chiedere lo stralcio dell’ipoteca sull’immobile. Poi le preoccupazioni sono aumentate e ci siamo rivolti a un avvocato. A ottobre 2011 c’è stato anche un incontro a Trento con la banca ma non c'è stata alcuna apertura. E nonostante questo fino a dicembre 2011 abbiamo continuato a pagare, poi però non abbiamo avuto altra scelta che andare dai carabinieri».
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