Il Tirreno

Livorno

La strage di Viareggio

Strage di Viareggio, contro il licenziamento del ferroviere sit-in al Tribunale di Livorno

Strage di Viareggio, contro il licenziamento del ferroviere sit-in al Tribunale di Livorno

Livorno, presidio di 32 ore in via del Larderel dell’associazione dei parenti delle vittime contro il giudice che ha firmato la sentenza di primo grado

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LIVORNO. Trentadue ore, tempo permettendo, di presidio davanti al tribunale di Livorno per dire no alla sentenza che ha permesso il licenziamento di Riccardo Antonini, il ferroviere che il 7 novembre del 2011 ha perso il posto di lavoro per violazione del codice etico dell'azienda. La sua presunta colpa? Essersi schierato a fianco dei familiari delle 32 vittime della tragedia di Viareggio durante l’incidente probatorio che ha anticipato il processo in corso al Tribunale di Lucca .

Durante il presidio di lunedì 22 febbraio lungo via De Larderel è stato distribuito un volantino dal titolo: «No alla sentenza-reato contro Antonini, l'unica lotta persa quella che si abbandona». Nel mirino dell’associazione il giudice che nel 2013 ha dato ragione a Ferrovie dello Stato e che adesso ha preso servizio al Tribunale di Livorno.

«Siamo qui - spiega Antonini - per ribadire il fatto che la sentenza nei miei confronti, che mi ha confermato il licenziamento per aver violato l'obbligo di fedeltà, la riteniamo una sentenza ingiusta e illegittima. Primo perché offende la città di Viareggio e i familiari delle 32 vittime della strage ferroviaria. Poi perché una sorta di istigazione nei confronti di chi gestisce le aziende a far sì che la sicurezza diventi una cenerentola, considerando il fatto che in ferrovia, dal 2006 al 2014, sotto la gestione Moretti hanno perso la vita 56 lavoratori sui binari delle ferrovie italiane e considerando anche che nel 2015 c' stato un incremento del 140% di vittime rispetto al 2014 sui luoghi di lavoro in Toscana».

La battaglia dell’ex ferroviere, che tra l’altro sarebbe dovuto andare in pensione nel 2012 se non fosse stato per la legge Fornero, adesso aspetta che la Cassazione decida sul suo caso. «Pensiamo che sentenze come queste - va avanti - contribuiscono a penalizzare fortemente la sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro. Siamo qui - conclude - per manifestare e protestare contro questa sentenza all'insegna del fatto che l'unica lotta persa quella che si abbandona».

Al presidio, lunedì 22 febbraio intorno alle 12,30 si è presentato anche Loris Rispoli presidente dell’associazione dei parenti delle vittime del Moby Prince. «Lo Stato - conclude Antonini - dovrebbe impedire come nel caso di Viareggio o del Moby che il reato come il dolore si prescriva».

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