Sicurezza
«Ma quelle case sono pericolose»
Bellandi: un ente pubblico non fa sfondare la Circoscrione 3
LIVORNO. «A Livorno c'è un'emergenza abitativa che è esplosa sì per la crisi, ma anche perché il Comune, con gli strumenti che ha a disposizione, non ha saputo dare risposte ai tanti cittadini che si trovano in difficoltà». Federico Bellandi, segretario Pd dell’unione comunale, ha introdotto così, nella sede di via Donnini, la bozza di un atto di indirizzo creato dalla collaborazione tra gruppo e partito sull’emergenza abitativa, che sarà portato in consiglio comunale domani, in cui si vota il masterplan per il diritto alla casa. Accanto a lui Daniela Bartalucci, Cristina Bini, Pietro Caruso e Cristina Lucetti.
Se c'è comprensione per le estreme difficoltà delle famiglie, dall'altra per Bellandi non si può lasciare in mano ad associazioni o a sindacati inquilini la questione, e non si può andare avanti con occupazioni che avvengono senza controlli sulle condizioni di sicurezza e di igiene. «Un pubblico che svolge il suo ruolo - ha proseguito il segretario - non fa sfondare la circoscrizione 3, ma semmai la mette in sicurezza e mette a disposizione gli ambienti secondo le regole. Anche perché siamo di fronte ad occupazioni in cui le condizioni di sicurezza non sono garantite, così come la legalità, che deve essere intesa non come una barriera per non dare soluzioni a chi è in difficoltà, ma come la precondizione per uguaglianza e sicurezza dei cittadini».
Da Shanghay, come racconta Bartalucci, arrivano segnalazioni dai cittadini per cui gli sfondamenti non sempre vanno a favore dei più bisognosi: «Se si continua così l’escalation di illegalità è garantita».
Poi il tema del rapporto coi privati per reperire alloggi dando piena funzionalità all'agenzia per la casa: secondo il Pd si potrebbe mettere a un tavolo una serie di soggetti tra fondazioni, assicurazioni, associazioni proprietari e costruttori, a patto che il Comune faccia da garante su condizioni di ripristino, liberazione dell'immobili e canone concordato: «A quanto ci risulta - dice ancora Bellandi - ci sono stati incontri con i privati, ma il Comune sembra non abbia dato alcuna garanzia».
Dentro il Lode, denuncia ancora Bellandi, Casalp deve un canone annuo per le case popolari ai comuni, a Livorno circa 1,2 milioni di euro: i sindaci del Lode hanno proposto di rinunciare al canone per metterli a disposizione di Casalp per i ripristini dell'emergenza abitativa, questa proposta il Comune di Livorno che è socio di maggioranza l'ha rifiutata.
Sulla "Chiccaia" invece non c'è preclusione ideologica per l'emergenza abitativa, ma ci sono preclusioni sulla sicurezza di un immobile che è destinato all'abbattimento, senza contare la complessità dell'iter: dalla declassificazione da patrimonio Erp, alla 'autorizzazione regionale. «Si buttano soldi su una struttura che poi nei piani di recupero è destinata all'abbattimento», commenta Bini.
Ultima questione, il punto sull'abitare sociale di Fiorentina. Il piano, già finanziato, prevedeva con la delocalizzazione del mercato ortofrutticolo, 18 alloggi Erp, 53 a canone sostenibile e 36 in vendita. «Vogliamo perdere anche questi finanziamenti?», si chiede Bellandi. (e.p.)
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