Gioco
Da turista a pedofilo, il fascino della notizia che non c’è
Funziona così. Da una bacheca qualunque, da un gruppo fb, da un sito, con un tweet, Pierino lancia il suo ben noto allarme infondato: al lupo al lupo e magari di poveri lupi veri si trattasse
Funziona così. Da una bacheca qualunque, da un gruppo fb, da un sito, con un tweet, Pierino lancia il suo ben noto allarme infondato: al lupo al lupo e magari di poveri lupi veri si trattasse. Quelli, ché ché se ne dica, non minacciano più la vita di nessuno, tanto meno di cappuccetto rosso. I “lupi” dei pierini digitali sono demoni moderni purtroppo reali ma per l’occasione immaginari: pedofili, seviziatori di gatti o di delfini, mangiatori di topi, seminatori di polpette avvelenate. Protagonisti di non-notizie, notizie che non esistono ma che sembrano vere per un’eternità se si misura il tempo con il metro del web, gonfiate dall’effetto valanga dei commenti spesso deliranti e delle condivisioni, dei litigi e dei pipponi politici fuori luogo.
Una scia fangosa che gronda cattiveria, idiozia, razzismo, meschinità. Grandi palle di nulla che si sgonfiano all’improvviso, comuqnue troppo tardi per non lasciare un cratere di disagio nel pianeta del buonsenso. Bufale che nel groviglio del rilancio non si capisce più da dove sono partite ma che hanno tutte in comune il fattore “tema sensibile”, quello che accende il furore da tastiera. Bambini e animali prima di tutto. Vittime vere di infiniti soprusi agghiaccianti, di grandi e piccole violenze. Ma anche oggetto preferito delle non-notizie. Come quella, circolata nei giorni scorsi a Livorno prima su alcuni gruppi fb e poi ripresa anche da giornali e siti di news. Che ha trasformato un incolpevole studente indiano in gita a Livorno che si divertiva a scattare foto al duomo e ai 4 Mori con i suoi amici in un pericoloso pedofilo con un telefonino pieno zeppo di “immagini scabrose” di bambine.
Tutto parte appunto da un post su un gruppo fb. Una signora racconta che un pedofilo ha fotografato la figlioletta di un’amica mentre passeggiava in via Grande con il babbo, racconta di un gran casino, racconta forse di un uomo fermato. Forse non era neppure presente di persona l’amica della mamma della bambina, ma l’importante è essere presente su facebook. Parte la bambola, la non-notizia si auto-alimenta, odio e razzismo, impiccatelo questo maiale, datemelo a me, e povera bambina chissà che trauma. Per una giornata intera si infama il presunto pedofilo ma quando la verità viene fuori non è accattivante come la falsa notizia e la febbre cala improvvisamente.
La verità: il ragazzo indiano stava sì scattando le foto con gli amici per strada e in una di queste foto ha inquadrato padre e figlia, il padre se ne è accorto e non ha gradito, ha bloccato lo studente, si è creato un capannello, poi è intervenuto un agente della polmare che era nei paraggi, il ragazzo è stato identificato, nel telefonino nessuna foto “scabrosa”, solo quella con padre e figlia sullo sfondo di via Grande, foto cancellata, ragazzo “scagionato”.
Una verità non abbastanza forte e morbosa per competere con la falsa notizia pruriginosa, lo straniero cacciatore di fanciulline bianche, il padre eroe che lo sfida, il cellulare del selvaggio carico di perversioni sessuali. E infatti sarà la falsa notizia quella che resterà nella memoria dei più, magari continuando a tramandarsi oralmente. Come altre, ben più virali, tipo il baby delfino morto perché la gente lo usava per farsi i selfie o quella circolata qualche anno fa sui gatti bonsai fatti crescere in bottiglia, Perché la bufala ha mille vite e hai voglia di smentirla. Torna sempre alla carica.
@crigrasso
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