La protesta
«Il sindaco valuti se denunciare il cda»
I dirigenti del Comune: «Rischio di gravi irregolarità». I revisori dei conti: «Le assunzioni dovevano andare nel piano di concordato»
LIVORNO. «Il senso della comunicazione fatta al sindaco è che gli uffici manifestano una certa preoccupazione e perplessità dovuta alla possibilità che l’avvocato Pasquinucci abbia detto delle cose fondate. La nostra lettera tende a dare il senso della gravità della cosa, qualora fosse verificata una condizione di illegittimità importante».
Cerca di smussare gli angoli, il segretario generale del Comune Pino Ascione, in merito al documento scritto e firmato insieme al ragioniere capo Falleni, all’avvocato civico Macchia e alla dirigente del personale Cenerini, e inviato al sindaco Nogarin il 12 febbraio, in cui i dirigenti evidenziano che nelle 33 assunzioni fatte dal cda di Aamps presieduto da Federico Castelnuovo potrebbe riscontrarsi “la violazione delle norme di legge e regolamentari in materia di reclutamento del personale”, una violazione che determinerebbe “l’assoluta nullità dei contratti di lavoro”.
Ascione parla in commissione bilancio, dove sono presenti - invitati dalla presidente Elisa Amato - i dirigenti del Comune firmatari dell’atto e i revisori dei conti di palazzo civico Canozzi e Pardini.
I 4 dirigenti: «Il sindaco valuti di andare in tribunale». Nonostante i comprensibili tentativi del segretario di tenere i toni bassi, la lettera dei quattro dirigenti è tuttavia chiara e perentoria: Ascione, Macchia, Falleni e Cenerini invitano il sindaco a sottoporre l’intera questione al vaglio della magistratura, chiedendogli di «valutare l’adozione delle misure previste dall’articolo 2409 del codice civile», vale a dire “denunziare al tribunale i fatti se vi sia fondato sospetto che gli amministratori, in violazione dei loro doveri, abbiano compiuto gravi irregolarità nella gestione, che possano arrecare danno alla società”, alla luce di alcuni pagamenti e transazioni effettuati dalla società.
La posizione dei vertici tecnici del Comune apre di fatto un altro capitolo giudiziario sul fronte di via dell’Artigianato - stavolta nei confronti del nuovo cda appena nominato - e si basa sul parere dell’avvocato Pasquinucci (chiesto alla fine dell’anno scorso dall’allora presidente Iacomelli), ma anche su una nota dei revisori dei conti del Comune, che il 9 febbraio avevano evidenziato «la necessità di approfondire la questione della stabilizzazione dei precari, confermando la validità delle argomentazioni riportate nel parere dell’avvocato Pasquinucci e in contrasto con quanto affermato dall’avvocato Lanzalone, affermando che l’amministrazione non può prescindere dalla selezione pubblica per l’assunzione di proprio personale dipendente e le eventuali violazioni del mantenere in servizio personale assunto a tempo determinato, oltre i termini previsti dalla normativa, non possono che esporre l’amministrazione pubblica al risarcimento danni e non certamente all’obbligo di assunzione».
Dal carteggio emerge anche l’invito dei revisori dei conti del Comune all’amministrazione “ad effettuare ulteriori approfondimenti e ad assumere una netta posizione” prima che sia il collegio sindacale di Aamps presieduto da Francesco Carpano, ad attivarsi ai sensi dell’articolo 2409, che infatti prevede che davanti a gravi irregolarità degli amministratori, sia i soci (il Comune) che il collegio sindacale debbano denunciare i fatti in procura. E anche Carpano a quanto risulta dall’atto sarebbe pronto a sporgere denuncia verso il nuovo cda.
I revisori del Comune: no stabilizzazioni e concordato. Dalla commissione è emersa chiaramente la posizione dei revisori dei conti anche in merito alla compatibilità tra concordato e stabilizzazioni, con forza contestata in più occasioni dal collegio sindacale di Aamps. «Se si percorre il concordato, la stabilizzazione deve essere inserita nell'atto di concordato e non fatta ante», ha sottolineato il revisore Franco Pardini, proponendo esattamente il percorso su cui stava lavorando l’ex presidente Iacomelli. «Questa è la procedura corretta che il collegio dei revisori ha valutato - ha continuato Pardini -. Se ho una chiara insolvenza nel momento in cui faccio la stabilizzazione, vado ad aggravare la situazione. E’ proprio nell’aggravio dei costi dell'azienda che può nascere il danno. Inserire le stabilizzazioni nel piano di concordato invece avrebbe significato avere l’avallo del tribunale».
I revisori: mai ricevuto il piano industriale. Le lancette sono tornate indietro a quel 26 novembre 2015 quando la giunta decise di procedere col concordato, virando decisamente rispetto a quanto affermato fino a quel giorno dal sindaco Nogarin e cioè rispetto alla ricapitalizzazione. «A spingerci a decidere di non procedere alla ricapitalizzazione è stato il parere scritto dei sindaci revisori», fu la spiegazione data in quei giorni dal sindaco Nogarin. Cosa dissero i revisori? Che per ricapitalizzare serviva un piano industriale.
«Ma il piano c’era: era stato protocollato il 21 luglio e una seconda bozza arrivò il 26 novembre», hanno ricordato ieri commissione i consiglieri di opposizione Alessandro Mazzacca e Marco Valiani, chiedendo ai revisori se ne fossero a conoscenza.
E la risposta del presidente dei revisori Canozzi è stata netta: «Nel momento in cui abbiamo redatto il parere sull'assestmento non eravamo a conoscenza di alcun piano industriale. Siccome si parlava di ricapitalizzare la società con un esborso dell'ente di un’importante somma, ci siamo preoccupati che la ricapitalizzazione fosse supportata da un piano per dare continuità all'azienda. Non sapevamo che il piano ci fosse».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
