Gioco
Ha un reddito troppo alto restituisce la casa popolare
Un impiegato di 50 anni diventato assegnatario di un alloggio dopo la morte della nonna si è presentato alla sede di Casalp: «Datelo a chi ha bisogno»
LIVORNO. Ha un reddito troppo alto per gli standard previsti dalla legge che non gli permetterebbe più di vivere in una casa popolare, così si presenta nella sede di Casalp e restituisce l’alloggio affinché la società lo assegni a chi ne ha veramente diritto e bisogno.
Quello compiuto da un impiegato livornese di 50 anni è un gesto che dovrebbe essere normale, scontato, in un sistema di giustizia sociale e rispetto delle regole, ma in mezzo a tanti furbetti del mattone che fanno tutto, e il contrario di tutto, pur di mantenere un diritto ai loro occhi acquisito, questa diventa una storia che riconcilia con i valori di onestà e senso civico.
Soprattutto se per una questione di coincidenze, la confessione del pentito dell’Isee arriva negli stessi giorni in cui un altro assegnatario, un pensionato di 74 anni, decide di patteggiare per truffa e falso in davanti al giudice: aveva un appartamento di proprietà e una Ferrari in garage, ma ha taroccato la dichiarazione dei redditi pur di mantenere un appartamento a canone concordato in via Badaloni.
La storia dell’impiegato livornese esempio di rettitudine è figlia, in parte, di una consuetudine. Il cinquantenne, infatti, da una trentina d'anni, dunque dalla metà degli anni Ottanta, viveva con la nonna in una casa popolare nella zona nord, tra Shangai e Corea.
Lo scorso anno quando l'anziana è morta il nipote è diventato - come prevede il regolamento - assegnatario a tutti gli affetti dell'alloggio.
Ma viste le buone condizioni economiche (è single e ha un buono stipendio), ha quindi chiesto a Casalp, la società che si occupa della gestione degli alloggi popolari in tutta la Provincia di Livorno, di poter acquistare l'alloggio nel quale è cresciuto.
Ma poiché la Regione non ha predisposto un piano di vendite per quegli appartamenti, leggendo la nuova legge regionale, si è reso conto da solo che presto avrebbe perso il diritto al mantenimento dell'appartamento a causa del superamento del limite Isee (che per ora è stato rimandato).
Così, facendo due conti, e prima che Casalp eseguisse gli accertamenti e scoprisse la magagna del suo reddito, ha deciso di fare il primo passo. E a gennaio ha deciso presentarsi sul viale Ippolito Nievo per restituire l'alloggio a Casalp, affinché la società lo assegni a persone più bisognose di lui, dato che in base al suo reddito è in grado di sostenere un affitto privato.
«Molto probabilmente – spiegano fonti interne alla società pubblica – il reddito sopra la soglia consentita dalla legge sarebbe stato scoperto durante l’anno, ma è ovvio che in quel caso i tempi per togliergli l’immobile si sarebbero allungati e di molto. E di conseguenza anche la nuova assegnazione sarebbe avvenuta in tempi ancora più lunghi».
Ora invece che l’impiegato ha lasciato la casa potrà scattare fin da subito la messa a disposizione dell’alloggio per chi è in graduatoria in attesa di un tetto, magari da molti anni.
Certo, si tratta di un granello di sabbia dentro al vulcano dell’emergenza abitativa in città, ma magari potrebbe servire da esempio ad altri che per reddito o altre proprietà immobiliari non hanno diritto all’alloggio popolare ma al contrario dell’impiegato mantengono l’immobile a oltranza.
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