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Livorno

Si è spento a 96 anni Guido Bruschi il “barbiere rosso”

Si è spento a 96 anni Guido Bruschi il “barbiere rosso”

Storico esponente della sezione di Shangai dal Pci al Pd Aveva iniziato a lavorare da bambino: «Ho fatto i capelli a Totò»

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LIVORNO. Era conosciuto come il "Barbiere Rosso", punto di riferimento della sinistra livornese, uno dei più vecchi iscritti al Pci. Guido Bruschi si è spento ieri mattina all'età di 96 anni.

Nato nel 1920 a Livorno aveva fatto parte del Comitato di Liberazione Nazionale di Crespina, località dove era sfollato. Iscritto al Partito Comunista sin dal 1944, è stato subito dopo la guerra tra i fondatori della Cna nonché da sempre storico dirigente della sezione di Shangai dove aveva seguito tutte le varie declinazioni che hanno seguito il Pci, ai Ds e oggi al Pd, a cui ha dato il suo impegno fino all'ultimo.

Sbaglierebbe però chi si immaginasse un temperamento disposto ad accodarsi politicamente a quel che si decideva altrove: le critiche non le nascondeva davvero. Basti pensare all'intervista che, nell'inchiesta sui quartieri, il Tirreno gli aveva dedicato nel 2010: esplicito e severo era stato il richiamo al "suo" Pd perché il partito non stava fra la gente, la sezione restava aperta troppo poco e stava crescendo il mugugno fra i cittadini ma nessuna forza politica organizzata della sinistra riusciva a dar voce a quel malessere sociale.

Guido Bruschi - raccontano il figlio e il genero - aveva cominciato a lavorare da barbiere praticamente da bambino, all'età di nove anni, entrando in negozio come ragazzo di bottega e aveva continuato a usare pettine, forbici e rasoio fino alle soglie degli ottant'anni. Dal suo negozio in via Provinciale Pisana all'angolo con via Mastacchi sono passati a farsi i capelli dirigenti politici, pittori, artisti. «Ho fatto i capelli anche a Totò», diceva ai parenti rievocando gli anni in una bottega di barbiere in via Grande, prima di mettersi in proprio.

A parte la politica, era lo sport la sua grande passione. «Anzi, gli sport al plurale», dice il figlio Furio: perché - afferma - era sì un tifosissimo amaranto che aveva il posto fisso sugli spalti dell'Armando Picchi, ma era stato anche uno dei fondatori dell'Atletica Livorno. Lascia la moglie Loriana e i figli Furio e Mila. I parenti e gli amici gli daranno l'ultimo abbraccio oggi alle ore 11,15 alla camera mortuaria, poi la salma sarà trasportata al cimitero dei Lupi per la cremazione.

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