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Livorno

Il cda delibera: concordato entro fine mese

A Firenze la riunione davanti al notaio, ora manca il deposito della domanda che sospenderà l’udienza prefallimentare del 9 marzo

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LIVORNO. Habemus concordatum? Non ancora. Ma un passo decisivo verso l’obiettivo dell’amministrazione Nogarin, annunciato la notte del 30 novembre al termine della giunta che cambiò le sorti di Aamps, è stato fatto.

Ieri a Firenze il cda dell’azienda ha dato il via libera alla determina 152 con cui è stato dato incarico al presidente Castelnuovo di depositare la domanda prenotativa in tribunale. Oggi l’atto verrà comunicato anche alla Camera di Commercio, perché resti iscritto nel registro delle imprese.

La scelta di fare l’atto fuori città è stata motivata da Castelnuovo da esigenze logistiche. «Sono sceso lunedì in treno, devo tornare a Milano. Trovo logico fare un consiglio di amministrazione a Firenze. Un notaio di Firenze vale come uno di Livorno», ha spiegato il presidente durante la commissione bilancio dell’altro ieri ai consiglieri delle opposizioni.

In serata, con una nota telegrafica, l’azienda ha confermato che “è stata assunta la determina di presentazione della domanda di concordato preventivo in continuità in bianco” e che “a breve sarà effettuato il deposito della domanda di concordato come previsto dall’iter preannunciato e in corso”.

Breve quanto? Su questo il presidente Castelnuovo si era espresso chiaramente durante la commissione di martedì, quando aveva auspicato che entro fine mese avvenisse il deposito, garantendo che comunque esso non sarebbe andato oltre il 9 marzo, giorno in cui è fissata l’udienza per l’istanza di fallimento presentata da un fornitore.

Che accadrà di quell’udienza? La domanda di concordato proteggerà infatti Aamps da qualsiasi azione dei creditori. «Normalmente il giudice - che può essere lo stesso che ha fissato l'udienza il 9 marzo - prendendo atto che in data precedente la società ha presentato domanda di prenotazione sospende l'udienza - ha spiegato il presidente di Aamps - anche perché il percorso concordatario è nella sezione strumenti alternativi al fallimento». L'istanza dunque, ha spiegato Castelnuovo, non andrà a pregiudicare il percorso - pur accorciando da un massimo di sei mesi ad un massimo di quattro mesi il tempo per presentare il piano di concordato -, «a meno che la domanda di ammissione fosse rigettata, cosa che in teoria è prevista».

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di Redazione web