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Delitto di via Roma, svelata l’identità dell’uomo ucciso
Si chiamava Zviadi Khurtsidze il 40enne accoltellato sulla soglia di casa: falsi i documenti della Lituania
LIVORNO. Indosso lo stesso giubbotto che portava la notte del 6 febbraio quando è stato ucciso con due coltellate sulla soglia di casa, al numero 326 di via Roma; nella mano destra una sigaretta ancora spenta, la barba fatta di recente e un sorriso abbozzato. Alle sue spalle, nella foto probabilmente scattata tra zona di Montenero e il Castellaccio, una veduta dall'alto di Livorno: la macchia mediterranea e il mare in lontananza.
È il 25 novembre dello scorso anno e se uno sconosciuto avesse chiesto a quest’uomo dai capelli brizzolati e i lineamenti marcatamente dell’Est Europa quale fosse il suo nome, si sarebbe sentito rispondere: «Vitali Kimpis, 39 anni, vengo dalla Lituania». Ma quella era una verità parziale, che nascondeva un segreto tenuto nascosta per mesi e che solo la morte ha svelato.
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La vittima a Livorno. A distanza di dieci giorni dall’omicidio, infatti, la Procura che sta indagando sul delitto, ha reso nota la vera identità della vittima: Vitali Kimpis, si chiamava in realtà Zviadi Khurtsidze, 40 anni da compiere, georgiano originario di Kutaisi, città di poco meno di 200mila abitanti costruita sulle sponde del fiume Rioni dove lavorava come calzolaio. È da questa cittadina, dove vivono ancora i due figli, che a ottobre è partito per Italia per raggiungere la moglie che vive a Livorno da cinque anni e che lavora come badante.
Ma perché usare un passaporto falso? «Perché- risponde chi indaga - la Lituania è nell’accordo di Schengen mentre la Georgia no, quindi nel primo caso si trovano meno controlli alla frontiera ». Della permanenza di Zviadi a Livorno ci sono poche tracce: un lavoro saltuario come autotrasportatore per una ditta, gli amici georgiani che vivono in via Ascoli, sempre nel quartiere Fabbricotti, e dai quali la notte del delitto si era recato, a piedi, per farsi prestare una macchinetta per tagliare i capelli, e alcune foto caricate su Facebook.
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Oltre a quella nella quale la vittima dell’efferato delitto è in poso con alle spalle Livorno, c’è n’è un altro sul suo profilo scattata nella nostra città. La data nella quale è stata pubblicata è il 31 ottobre, pochi giorni dopo essere arrivato in Italia. Il quarantenne è in piedi su una banchina del porto Mediceo, indossa i jeans, un maglione e lo stesso giubbotto dell’altra foto, ma stavolta con le maniche tolte. Al suo fianco, ormeggiata in porto, la nave da crociera “Azamara”, sullo sfondo, oltre al mare, si riconosce la torre dei piloti.
Le indagini. Vedendo la struttura fisica della vittima, intorno al metro e settantacinque, circa ottanta chili di peso e ben piazzato, è ancora più facile comprendere l’identikit che gli investigatori hanno dato dell’assassino: un uomo alto e robusto.
Solo così è possibile spiegare la dinamica del delitto: il killer che aggredisce la vittima alle spalle e lo colpisce prima con una coltellata che centra il polmone e poi sferra un nuovo fendente, quello mortale, al petto. In una sequenza che ha lasciato al quarantenne solo il tempo di gridare senza però opporre alcune resistenza. «Non sono state trovate tracce di Dna diverse da quelle della vittima», spiegano gli inquirenti. Dunque Vitali Kimpis, all’anagrafe Zviadi Khurtsidze, non ha ferito il suo aggressore nel tentativo di difendersi.
Martedì 16 febbraio in Procura, parte del team della squadra mobile creato ad hoc per cercare di risolvere il giallo, ha ascoltato insieme al pubblico ministero Gianfranco Petralia che conduce l’inchiesta una testimone considerata «importante». Tra le ipotesi che gli investigatori non escludono c’è quella che oltre a chi ha commesso materialmente il delitto ci possa essere stato anche un complice che ha avvisato l’assassino dell’imminente ritorno a casa del quarantenne dopo la visita agli amici.
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