Il Tirreno

Livorno

«Avanti con il concordato per difenderci dai creditori»

di Giulio Corsi
«Avanti con il concordato per difenderci dai creditori»

Oggi la delibera del cda, la prenotazione in tribunale avverrà entro fine mese Castelnuovo ottimista, ma spunta il rischio posti di lavoro: «Nessuna garanzia»

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LIVORNO. Oggi a Firenze, davanti alla presenza di un notaio, il cda di Aamps adotterà la determina 152 con cui saranno dati i poteri al presidente Federico Castelnuovo per prenotare il concordato con riserva. E’ il passaggio che era stato programmato il pomeriggio del 7 gennaio dall’ex numero uno dell’azienda Iacomelli (che fu revocato poche ore prima di adottare la delibera), uno step fondamentale che permetterà entro fine febbraio il deposito della domanda in tribunale.

Sicuramente non si potrà andare oltre mercoledì 9 marzo, giorno in cui è fissata l’udienza dell’istanza di fallimento presentata da un creditore come riportato ieri dal Tirreno. Un atto che, tra l’altro, riduce i tempi per presentare il piano di risanamento a 60 giorni (più eventuali altri 60, dunque 4 mesi)rispetto al massimo previsto di 120 giorni (più 60, dunque sei mesi).

«L'azienda sta seguendo il percorso programmato con una discreta alacrità, vedremo di metterci il prima possibile nella bolla protettiva per cercare un accordo con tutte le parti coinvolte che faccia sì che la continuità aziendale e quella del servizio siano garantite», ha detto il presidente di Aamps intervenendo ad una commissione bilancio fiume, durata oltre 4 ore in cui è stato bersagliato di domande dai consiglieri delle opposizioni (un solo intervento, invece, e rapidissimo, per la maggioranza per bocca di Ceselli).

Posti di lavoro non garantiti. Dall’incontro con Castelnuovo però è emersa anche una notizia che ha sorpreso e spaventato i lavoratori e ha riacceso il fronte sindacale, col segretario della Cgil Giovanni Golino che al termine della commissione, nei corridoi del Comune, fissava un paletto chiaro parlando con Daniele Esposito, consigliere M5s e presidente del consiglio comunale, che dava il suo assenso: «Non un posto di lavoro si deve perdere in Aamps». Di fatto Castelnuovo ha prospettato un quadro differente e più incerto. «La garanzia di tutti i posti di lavoro non c'è», ha detto il presidente rispondendo a una domanda di Alessandro Mazzacca (Livorno Libera), che gli chiedeva un impegno sul mantenimento dell’organico. «Non posso prendermi l'impegno - ha risposto - Il piano concordatario deve avere come prima caratteristica di essere accettabile. Sono i creditori che decidono se accettare o meno. Non c'è alcun programma di macelleria sociale, se uno lo avesse, difficilmente farebbe la stabilizzazione di 33 precari, sarebbe stato più semplice non confermarli. Ci sono altissime probabilità che nell'implementazione del programma strategico ci sarà abbastanza spazio in azienda, ma oggi è impossibile dire che non si toccherà nessuno».

E poi a Marco Cannito(Città Diversa) ha spiegato che un sacrificio dei lavoratori sarà necessario: «La garanzia dei posti non c’è, ma non ci sarà nemmeno un piano lacrime e sangue. Si adotteranno tutte le misure che la legge consente per ottemperare alle diverse esigenze. In ambito procedurale, tra le cose di cui rendere conto, se si paga a un creditore solo una percentuale senza fare nulla dal punto di vista dei sacrifici, potrebbe essere difficile l'accettazione».

«Fornitori responsabili, sono ottimista». In merito al concordato Castelnuovo si è detto ottimista sull’esito della procedura. «Abbiamo ricevuto otto azioni di recupero di credito coattive su circa 300 fornitori, per un ammontare sotto il milione di euro rispetto ai circa 40 milioni di passivo - ha detto -. Considerato il clamore e la situazione mi sento ottimista per il senso di responsabilità e fiducia mostrati dai nostri fornitori nel non fare azioni ingiuntive. Ciò mi fa pensare che l'accordo sarà possibile e ragionevole».

L’ipotesi di ristrutturazione del debito. Il presidente ha lasciato una porta aperta anche ad una eventuale altra strada rispetto al concordato, vale a dire una ristrutturazione del debito ex articolo 182 bis. «La domanda è di concordato con riserva - ha spiegato -. Ciò significa che non escludiamo il 182 bis. La mia esperienza e la dottrina sostengono che il 182 bis sia particolarmente idoneo quando esiste un numero limitato di grandi creditori mentre gli importi dei piccoli sono molto modesti, ciò perché la legge prevede che i creditori dissenzienti vadano pagati. Una soluzione che mal si presta in un quadro come questo in cui ci sono 300 creditori. A priori dunque questa strada potrebbe sembrare improbabile, ma non è esclusa. Il ruolo degli advisor sarà analizare i numeri e le potenzialità degli strumenti adottabili».

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