Il Tirreno

Livorno

Addio a Guido Bruschi, storico esponente della sinistra livornese

Guido Bruschi
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Guido Bruschi

Livorno, conosciuto come il Barbiere Rosso, è stato un punto di riferimento dai tempi del Pci. Il cordoglio di amici e parlamentari.

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LIVORNO. Era conosciuto come il «Barbiere Rosso», punto di riferimento della sinistra livornese, uno dei più vecchi iscritti al Pci. Guido Bruschi si è spento mercoledì mattina, 17 febbraio, all’età di 96 anni. Nato nel 1920 a Livorno aveva fatto parte del Comitato di Liberazione Nazionale di Crespina, località dove era sfollato. Iscritto al Partito  Comunista sin dal 1944, è stato subito dopo la guerra tra i fondatori della Cna nonché da sempre storico dirigente della sezione di Shangai dove aveva seguito tutte le varie declinazioni che hanno seguito il Pci, ai Ds e oggi al Pd, a cui ha dato il suo impegno fino all’ultimo.

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Sbaglierebbe però chi si immaginasse un temperamento disposto ad accodarsi politicamente a quel che si decideva altrove: le critiche non le nascondeva davvero. Basti pensare all'intervista che, nell'inchiesta sui quartieri, il Tirreno gli aveva dedicato nel 2010: esplicito e severo era stato il richiamo al "suo" Pd perché il partito non stava fra la gente, la sezione restava aperta troppo poco e stava crescendo il mugugno fra i cittadini ma nessuna forza politica organizzata della sinistra riusciva a dar voce a quel malessere sociale.

Guido Bruschi - raccontano il figlio e il genero - aveva cominciato a lavorare da barbiere praticamente da bambino, all'età di nove anni, entrando in negozio come ragazzo di bottega e aveva continuato a usare pettine, forbici e rasoio fino alle soglie degli ottant'anni. Dal suo negozio in via Provinciale Pisana all'angolo con via Mastacchi sono passati a farsi i capelli dirigenti politici, pittori, artisti. "Ho fatto i capelli anche a Totò", diceva ai parenti rievocando gli anni in una bottega di barbiere in via Grande, prima di mettersi in proprio.

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A parte la politica, era lo sport la sua grande passione. "Anzi, gli sport al plurale", dice il figlio Furio: perché - afferma - era sì un tifosissimo amaranto che aveva il posto fisso sugli spalti dell'Armando Picchi, ma era stato anche uno dei fondatori dell'Atletica Livorno.

Lascia la moglie Loriana e i figli Furio e Mila. I parenti e gli amici gli daranno l'ultimo abbraccio giovedì 18 alle ore 11,15 alla camera mortuaria, poi la salma sarà trasportata al cimitero dei Lupi per la cremazione.

«Per più di cinquant'anni aveva lavorato come barbiere e la sua bottega di via Mastacchi era divenuta un vero e proprio luogo di confronto politico nel quale Guido faceva valere con passione i suoi ideali – lo ricorda Marco Susini, deputato Pd - Perdo un amico fraterno, il compagno di mille battaglie, un esempio di integrità morale e coerenza».

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di Redazione web