Il Tirreno

Livorno

Morto in auto a 47 anni, «l'amico l'ha abbandonato agonizzante per rubargli 150 euro»

Federico Lazzotti
Dario Chelucci
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Dario Chelucci

Livorno, Dario Chelucci era stordito nella sua auto auto mentre Jonathan Scola ritirava i soldi con il bancomat di lui in via Redi. Chiuse le indagini, l'accusa è furto e omissione di soccorso  

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LIVORNO. Invece di chiamare i soccorsi mentre l’amico era agonizzante sul sedile posteriore dell’auto, un Range Rover, lo avrebbe lasciato morire dopo una notte da sballo trascorsa insieme per rubargli il portafogli, sfilare la carta di credito e il foglietto dove era scritto il pin e infine ritirare 150 euro dal bancomat Unicredit di via Redi. È questa l’agghiacciante ricostruzione che la Procura ha fatto della tragedia nella quale ha perso la vita Dario Chelucci, 47 anni, il libero professionista trovato morto nel suo Suv il 7 giugno dello scorso anno in via Adolfo Tommasi, strada stretta e popolare tra Colline e Salviano dove ancora abitano i genitori della vittima.

A distanza di meno di otto mesi dal ritrovamento del cadavere, il pubblico ministero ha infatti chiuso le indagini nei confronti di Jonathan Scola, 42 anni da compiere, l’amico che aveva trascorso con Chelucci la serata tra il 6 giugno, era un sabato, e l’alba della domenica, quando lo ha lasciato in auto ed è andato a casa a piedi. Le contestazioni della Procura nei confronti dell’indagato, arrestato dai carabinieri un mese e mezzo dopo la morte del professionista, sono tre.

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La prima riguarda il furto aggravato del portafogli. Secondo il pubblico ministero Giuseppe Rizzo, Scola approfittando delle condizioni dell’amico, verosimilmente già moribondo, avrebbe strappato la catena che assicurava il portafogli a un moschettone che la vittima aveva agganciato ai pantaloni, dopodiché dal portafogli ha estratto il bancomat e il relativo codice segreto scritto a penna su un foglietto per poi andare in via Redi a ritirare il denaro. Al primo reato è legato a doppio filo anche il secondo, quello che riguarda l’illecito utilizzo del bancomat.

E sul fatto che il quarantaduenne abbia effettuato il prelievo ci sono pochi dubbi, visto che i carabinieri hanno acquisito anche i video registrati dalla banca.  Molto più complessa e articolata la contestazione che riguarda l’omissione di soccorso da parte dell’indagato, un reato grave, soprattutto visto il successivo decesso dell’amico, e per il quale il codice penale prevede una pena che in questo caso può arrivare fino a due anni di reclusione.

Per gli investigatori Chelucci dopo una serata passata esagerando insieme all’amico si è trovato nella condizione di non saper più provvedere a se stesso. Non a caso, intorno alle 5,15 del mattino ha provocato anche un incidente stradale proprio in via Tommasi andando con il proprio fuoristrada addosso ad alcune auto parcheggiate. Ma nonostante questi segnali di evidente alterazione Scola invece di chiamare il 118 e dare l’allarme ha lasciato il quarantasettenne agonizzante in auto e si è allontanato.

Poteva prevedere che sarebbe morto qualche ora dopo? È questa la domanda su cui molto probabilmente ruoterà l’eventuale processo. Il pubblico ministero, infatti, a breve potrebbe chiedere il rinvio a giudizio dell’indagato che dopo essere stato per alcuni mesi agli arresti domiciliari è ora tornato libero dopo che la misura cautelare è decaduta.

«Per il momento - spiega il legale del 42enne, l’avvocato Francesco Donati - è prematuro parlare di una strategia difensiva o di una scelta processuale. Ad oggi aspettiamo la richiesta di rinvio a giudizio». Una carta per la difesa sarebbe quella di raccontare la propria versione dei fatti. Fino ad oggi l’indagato è infatti sempre rimasto in silenzio davanti alle domande degli investigatori e anche dopo l’arresto si è avvalso della facoltà di non rispondere.

 

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di Redazione web