Toscana
Istanza di fallimento contro l’Aamps ma è in arrivo il concordato preventivo
Un'azienda si è rivolta al Tribunale. Intanto il cda darà il via libera alla procedura nella riunione di mercoledì 17 febbraio: una volta depositata la richiesta, saranno "congelate" le azioni dei creditori
LIVORNO. Un’istanza di fallimento nei confronti di Aamps è stata presentata in tribunale venerdì scorso e notificata tramite posta elettronica certificata agli uffici di via dell’Artigianato. La notizia non trova commenti ufficiali da parte della società, ma a quanto risulta l’azienda che ha chiesto al giudice il fallimento di Aamps è una delle otto che avevano presentato decreti ingiuntivi del valore complessivo superiore ai 700mila euro per veder saldati i propri crediti.
Una di queste - la Pellegrini di Pisa - ha approfittato dell’immediata esecutività dell’ingiunzione per concordare una transazione che con uno sconto del 10% le ha permesso di incassare circa 60mila euro rispetto ai 67mila che le spettavano.
Un’altra invece - la Silpres Vigilanza - ha chiesto e ottenuto il pignoramento di un conto corrente di Aamps presso il Monte dei Paschi per 154mila euro.
Ora ecco l’istanza di fallimento depositata presso la cancelleria di via de Larderel con una ricca documentazione in cui emergono i crediti vantati e i vari tentativi di recupero della somma, lettere di sollecito, decreto ingiuntivo, e la prospettiva del probabile stato d’insolvenza.
L’udienza prefallimentare secondo informazioni in possesso al Tirreno è fissata per mercoledì 9 marzo. Quel giorno la prenotazione del concordato - che sarà deliberato domani dal cda di Aamps - sarà già stata depositata, anche perché l’obiettivo dell’azienda e dell’amministrazione comunale è quella di congelare le richieste dei vari creditori e impedire quell’assalto alla diligenza che è iniziato a fine gennaio con le prime ingiunzioni di pagamento da parte - in ordine cronologico - di Officine Macchi, Tecnosistemi, Pellegrini, Silpres e a cui poi ne sono seguite altre. La semplice presentazione della richiesta di concordato (che sarà depositata in Tribunale entro la fine del mese) blocca infatti qualsiasi istanza cautelare da parte dei creditori.
Il problema, come noto, sono i debiti pregressi. In particolare la moratoria Rosi, la cui rata da 3.8 milioni è scaduta il 31 dicembre 2015 senza essere stata pagata.
Prima Carpano - nelle vesti di amministratore pro tempore dopo la revoca di Iacomelli - e poi il nuovo cda hanno chiaramente detto di non avere intenzione di procedere col pagamento del pregresso, anche perché quella era l’indicazione del socio-Comune, che infatti non ha proceduto alla ricapitalizzazione ma si sta limitando a versare a rate - e in anticipazione di cassa - quanto dovuto per il contratto di servizio e che sarà riscosso attraverso la Tari. Una scelta che ha inasprito le sofferenze dei creditori - dai big come Cooplat che deve avere più di 3 milioni di euro, Rari e Lonzi - ai piccoli fornitori che dopo essersi visti dilazionare in passato i propri pagamenti adesso non riscuotono più.
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