Gioco
«Era sempre disposto a dare una mano»
LIVORNO. Tra il via vai degli uomini dei carabinieri, dentro l’atrio buio della palazzina al 39 di via Mastacchi c’è una donna chiusa nel suo piumino blu, che parla freneticamente al cellulare. «Non...
LIVORNO. Tra il via vai degli uomini dei carabinieri, dentro l’atrio buio della palazzina al 39 di via Mastacchi c’è una donna chiusa nel suo piumino blu, che parla freneticamente al cellulare. «Non ci dicono nulla, non sappiamo cosa sia accaduto» dice al figlio dall’altra parte della cornetta, che in quel momento si sta mettendo in viaggio da Pisa per arrivare a Livorno.
La donna è una zia di Stefano Carpita e aspetta di poter salire al terzo piano, in quell’appartamento dove è stato da poco ritrovato il corpo senza vita del 46enne, dove già c’è la fidanzata (la prima a dare l’allarme) e altri parenti. «Viveva in questo appartamento ormai da qualche anno e ci viveva da solo - continua la donna - Da un po’ di tempo poi si era fidanzato. Era una persona speciale, sempre pronta a dare una mano a chiunque ne avesse bisogno».
Stefano era molto attaccato alla famiglia, stando ai racconti, in particolare con la sorella, appena un anno più giovane di lui. Tant’è che hanno iniziato a fare atletica insieme: lui con il lancio del martello, lei con l’atletica leggera.
«Sabato eravamo tutti a pranzo insieme per il compleanno di un nipotino di quattro anni - continua la donna - Era felice Stefano, lo eravamo tutti. E oggi...»
Non riesce a finire la frase la signora. E proprio mentre si lascia andare ad un sospiro arriva suo figlio e insieme salgono al terzo piano, a vedere con i propri occhi quello che in cuor loro già sanno. (a.f.)
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