Il Tirreno

Livorno

Omicidio di via Roma, la doppia identità della vittima: «Il passaporto è un falso»

Federico Lazzotti
Omicidio di via Roma, la doppia identità della vittima: «Il passaporto è un falso»

Nuova svolta nell’inchiesta sull’omicidio: la vittima è entrata in Italia a ottobre spacciandosi per lituano ma in realtà è un calzolaio originario della Georgia

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LIVORNO. A distanza di una settimana si sta diradando la nebbia che ha avvolto il delitto di via Roma, tanto che chi indaga comincia a scorgere un raggio di speranza rispetto alla soluzione del giallo. Ma sotto le nuvole dei dubbi emersi all’indomani del ritrovamento del cadavere si nascondono, se possibile, nuovi interrogativi, e di conseguenza nuovi spunti investigativi.

Il primo e più sconcertante riguarda addirittura l’identità della vittima. Quello che fino a ieri tutti hanno chiamato Vitali Kimpis, 40 anni da compiere, nazionalità lituana, una moglie, due figli e un passato come camionista, non corrispondono ai reali dati anagrafici dell’uomo accoltellato e trovato morto sulla soglia di casa, al numero 326 di via Roma.

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O meglio, diciamo che quello stesso uomo ha una doppia identità che sta dentro a un’unica esistenza: la prima, di cui abbiamo detto, corrisponde al passaporto che i soccorritori gli hanno trovato in tasca, l’altra, scoperta dagli agenti della squadra mobile, è quella sulla quale la questura sta lavorando più intensamente per trovare quell’incrinatura dentro la quale si possa nascondere un movente che sveli, di conseguenza, anche il colpevole.

Ma chi è davvero l’uomo che si faceva chiamare Vitali Kimpis? Intanto - secondo la Procura - non si tratta di un cittadino lituano, bensì di un georgiano. «Stiamo indagando sulla comunità georgiana», spiegavano mercoledì gli investigatori. Ma perché spacciarsi per il primo visto che tra i due stati c’è la stessa distanza che c’è tra il Canada e Messico? «Perché - risponde chi indaga - entrare in Italia con un passaporto lituano falso è più facile che avere accesso al nostro Paese con un documento vero georgiano».

Il quarantenne, ad esempio, risulta essere arrivato a Livorno alla fine di ottobre dello scorso anno, raggiungendo la moglie che vive in Italia da una decina di anni lavorando come badante. Un affare che potrebbe essergli costato qualche migliaia di euro. Inoltre dalle testimonianze raccolte dal team creato ad hoc dentro la squadra mobile per indagare sul delitto, è emerso che in Georgia, il quarantenne facesse il calzolaio. Su quello che invece avrebbe fatto nei mesi trascorsi a Livorno nessuno si sbottona. Forse perché proprio in queste relazioni, magari di affari che si nasconde la chiave del delitto?

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In ogni caso, tutti questi nuovi elementi, a cui gli investigatori coordinati dal pubblico ministero Gianfranco Petralia sono arrivati nei giorni scorsi, hanno dato una svolta alle indagini, tanto che adesso, dopo il buio dei primi giorni, trapela un quieto ottimismo nella soluzione del caso. La polizia, infatti, nelle ultime 24 ore, sta seguendo una pista che viene definita come «molto interessante». A questo vanno aggiunti anche i primi risultati dell’autopsia svolta mercoledì dal medico legale Domenico Marra. Rispetto ai dati iniziali in possesso di chi indaga, anche su questo versante le cose sono cambiate nel corso dei giorni: non più un colpo unico al cuore, ma due coltellate portate con un’arma seghettata.

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di Redazione web