Il Tirreno

Livorno

Cittadella dello Sport, il giudice condanna il Comune di Collesalvetti a pagare 4 milioni

di Alfredo Faettie Mauro Zucchelli
Cittadella dello Sport, il giudice condanna il Comune di Collesalvetti a pagare 4 milioni

Il giudice dà ragione alle banche che chiedevano il saldo della fidejussione. La sentenza del tribunale respinge il ricorso dell’amministrazione: doveva controllare il municipio. Il sindaco Bacci si ribella: così chiudiamo

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COLLESALVETTI. In sede civile la spuntano le banche. Il Comune di Collesalvetti dovrà rimborsare i quattro milioni di euro della fidejussione in favore della Sesport spa, società che nel 2003 si era aggiudicata l’appalto per la costruzione della Cittadella dello Sport alle porte del paese per poi fallire nel 2011, lasciando il cantiere aperto e una montagna di soldi in ballo.

Un crac che ha aperto due inchieste, ma che ha un notevole peso anche sul piano civile, visto che la Mediocredito Trentino-Alto Adige spa e la Banca di Credito Cooperativo di Castagneto Carducci, sparita la Sesposrt, sono andate a bussare alle porte del Comune per chiedere il saldo del debito. Un pagamento contro cui l’amministrazione di Collesalvetti si è opposta, attaccando gli istituti di credito, colpevoli a suo dire di non aver controllato né l’andamento dei lavori (in forte ritardo quando si è aperto il vaso di Pandora) né la situazione economica della società. Obiezioni respinte dal giudice Emilia Grassi del Tribunale di Livorno, dato che, carte alla mano, le banche non avevano modo di conoscere la deriva che il mondo Sesport stava prendendo.

La sentenza è un terremoto per i bilanci di un piccolo municipio come Collesalvetti: basti pensare che la somma da pagare alle banche vale praticamente un terzo dell’intero bilancio comunale.

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Durissimo il giudizio del sindaco Pd Lorenzo Bacci, che ricorda di aver portato tutte le carte dal magistrato poche settimane dopo esser stato eletto: rivendica che «se proprio tutto dovesse andare storto, mi resterà la serenità e la coscienza di aver fatto tutto il possibile perché questa operazione dissennata non produca danni immani», segnala il rischio che il Comune si ritrovi «in condizioni di inoperosità forzata» e contesta apertamente la lettura dei fatti data dal Tribunale in primo grado: «È a dir poco priva di senso, a maggior ragione considerando gli atti che il giudice aveva in mano per giudicare».

«Il risultato – dice Bacci – era, e rischia di essere, fatti salvi gli esiti dell'appello che verrà proposto, il seguente: Sesport ha beneficiato dell'intero finanziamento garantito dal Comune, ha realizzato un impianto di valore ampiamente inferiore all'importo del finanziamento incassato, non ha restituito il danaro alle Banche, e il Comune deve pagare al posto suo, per un impianto che vale molto molto di meno».

Il Comune di Collesalvetti nel suo ricorso ha chiesto anche di essere liberato dall’obbligo fidejussorio, ma questo non rientra nei poteri del giudice civile, che può agire in questo senso solo quando le parti sono dei privati e non il pubblico. Ha detto pure che nello schema di convenzione era previsto che la gestione del capitale era in mano al municipio, sebbene poi, nella stesura finale, sia finito in mano alle banche e anche qui il contratto portato in aula propende per la stesura finale.

Ma la ricostruzione impostata dall’amministrazione riguardava soprattutto il rapporto tra la società e gli istituti di credito, con la prima che iniziava a perdere colpi e i secondi non solo hanno continuato a versare soldi, ma hanno anche le hanno aperto un nuovo fido nel 2006. Un anno cruciale per questa causa, secondo il giudice, perché stando alle memorie depositate da Mediocredito e Banca di Credito Cooperativo anche «il Comune stava verificando la possibilità di rilascio di un’ulteriore fidejussione - continua la sentenza - segno evidente che le condizioni economiche della società garantita non erano preoccupanti». Il tribunale lo dice chiaramente: le banche non potevano conoscere i guai della Sesport, vista «l’assenza di prova sulle condizione economica della società». Anzi: era il Comune, «quale proprietario del complesso immobiliare, ad avere il potere di verificare sia l’andamento dei lavori sia l’eventuale peggioramento delle condizioni economiche».

«Delle due inchieste penali, – dice Bacci – una è stata dichiarata prescritta dal giudice (l'esposto era stato però presentato molto tempo prima che scattasse la prescrizione e, comunque, il giudice ha riconosciuto rilevanti profili di reato da parte dei protagonisti della vicenda) mentre l'altra è sempre pendente. Quella civile, definita in primo grado con la sentenza di oggi, non ci soddisfa, ma troverà comunque ulteriori sviluppi con le impugnazioni consentite dalla legge, posto che secondo i miei legali esistono ampi e fondati margini per l'appello, con istanza di sospensione dell'efficacia esecutiva della sentenza stessa».

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