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Omicidio di via Roma: «Movente della vendetta», sentita di nuovo la moglie
Livorno, è stata ascoltata di nuovo e molto a lungo, nel pomeriggio di giovedì 11 fennraio, la moglie di Vitali Kimpis, il quarantenne di origini lituane giustiziato sabato scorso sulla soglia di casa, al...
LIVORNO. È stata ascoltata di nuovo e molto a lungo, nel pomeriggio di giovedì 11 febbraio, la moglie di Vitali Kimpis, il quarantenne di origini lituane giustiziato sabato 6 febbraio sulla soglia di casa, al numero 326 di via Roma. La donna, che nelle ore successivi al delitto era già stata sentita in Questura, è stata nuovamente presa a verbale dagli agenti della squadra mobile coordinati dal pubblico ministero Gianfranco Petralia.
Al centro delle domande che i poliziotti le hanno rivolto i particolari o le stranezze che la donna possa aver carpito dal marito nei giorni precedenti al delitto: frequentazioni, telefonate o impegni dell’uomo che possano averle fatto accendere la lampadina dubbio. Sì perché, se una certezza è quella che ad uccidere il quarantenne disoccupato sia stato un professionista, l’altra è che il movente sia senz’altro una vendetta. E più precisamente una punizione per uno sgarbo fatto. Ma a chi? Possibile che da quando l’uomo era arrivato in Italia, meno di un anno fa, abbia frequentato, o peggio sia entrato in affari, con qualche gruppo di persone poco raccomandabile?
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Verosimile - si chiedono anche gli inquirenti - che possa aver compiuto qualche leggerezza? Ecco perché il team creato ad hoc dentro alla squadra mobile per risolvere il caso, sta setacciando gli ambienti cittadini legati all’Est Europa. Oltre a questo, per ricostruire la rete di amicizie e affari della vittima, gli agenti stanno continuando a spulciare i tabulati telefonici dell’uomo. Possibile trovare là dentro un numero ricorrente oppure messaggi ambigui arrivati o partita dal cellulare nei giorni o nelle ore che hanno preceduto il delitto.
«Per adesso - ripetono dalla Procura - il fascicolo è comunque contro ignoti». Dunque non ci sono né sospettati, né tantomeno indagati. Una delle poche certezze nelle mani degli inquirenti è che ad agire sia stato un uomo alto e robusto, capace di immobilizzare la vittima alle spalle e colpirla con un solo fendente, spada o coltello da macellaio che sia, senza dargli nemmeno il tempo di chiedere aiuto.
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