Il Tirreno

Livorno

Ha la casa popolare e la Ferrari: patteggia

di Federico Lazzotti

Da nove anni viveva in un appartamento di proprietà di 100 metri quadrati, per avere la sospensione della pena dovrà lasciare l’immobile di Casalp

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LIVORNO. Per la legge degli uomini, dove le sentenze spesso si fanno con la pancia e il dito puntato, Claudio Leonardi, 75 anni da compiere, sarà ricordato come il pensionato furbetto con la passione per le auto d’epoca: allo stesso tempo assegnatario di un alloggio popolare e proprietario, tra le altre, di una Ferrari 208 turbo che sul mercato vale circa 40mila euro.

Ma per la giustizia ordinaria e il codice di procedura penale, il settantacinquenne ha patteggiato un anno di reclusione perché nonostante vivesse dal 2004 con la compagna in un immobile di proprietà di un centinaio di metri quadrati in via del Fagiano, per anni ha falsificato alcune auto certificazioni richieste da Casalp, truffando così l’istituto pubblico che si occupa della gestione degli alloggi popolari per mantenere l’immobile di via Badaloni. Allo stesso tempo ha danneggiato chi era in lista d’attesa e non ha versato a Casalp una cifra complessiva di 1.180,15 euro.

Adesso, a distanza di meno di un mese dalla sentenza depositata in cancelleria, il giudice ha concesso a Leonardi il beneficio della sospensione condizionale della pena a patto che «lasci l’immobile di edilizia residenziale pubblica entro quattro mesi», dunque, facendo due conti, entro il primo di aprile prossimo.

L’inchiesta della sezione investigativa della polizia municipale, è solo l’ultima di una lunga serie di indagini che negli ultimi tre anni mezzo ha portato all’apertura di una trentina di fascicoli nei confronti di altrettanti assegnatari di alloggi popolari.

A dare il via agli accertamenti, di volta in volta, le denunce presentate direttamente da Casalp in Procura, oppure da qualche vicino di casa o da cittadini in attesa di un alloggio popolare che hanno scoperto qualche magagna nel sistema di assegnazione.

Tre le casistiche più frequenti che gli investigatori si sono trovati di fronte indagando sui furbetti del mattone. «C’è - spiegano dal Comune - chi finge di separarsi per mantenere un reddito familiare basso e avere così la casa popolare. Altri invece subaffittano l’alloggio a parenti o amici, mentre altri ancora vivono altrove ma mantengono la casa popolare in attesa di poterla riscattare per poi rivenderla».

Nel caso del pensionato collezionista di auto d’epoca l’indagine è partita nella primavera scorsa da una segnalazione di Casalp. Ad insospettire gli 007 della società partecipata dal Comune i consumi così bassi dell’appartamento.

Così è scattato l’accertamento durante il quale gli inquirenti hanno incrociato i dati del catasto con quelli dell’Agenzia delle Entrate scoprendo che il pensionato era anche proprietario di un appartamento e affittuario di due garage. A questo punto sono cominciati pedinamenti e appostamenti durante i quali sono state fatte anche delle foto.

È da queste attività che gli inquirenti hanno accumulato le prove necessarie per contestare al pensionato sia il falso che la truffa. Ad esempio le dichiarazioni considerate tarocche finite agli atti riguardano il 2009, 2011 e 2013.

Scrive il giudice nella sentenza. «Gli elementi investigativi hanno fornito esiti che riscontrano l’ipotesi accusatoria della mendace e fraudolenta rappresentazione di una situazione di fatto che ha permesso all’imputato di poter godere per anni dell’alloggio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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