Il Tirreno

Livorno

«Darsena Europa anche per i ro-ro»

Porto, Gallanti commenta i traffici del 2015: «Non sottovalutare il transhipment»

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LIVORNO. «E' venuto il momento di cominciare a parlare della fase 'due' della Piattaforma Europa, quella dedicata alle autostrade del mare». E' il segretario dell'Authority Massimo Provinciali a lanciare lo sguardo in avanti perché, complice la ripresa dei volumi e l'arrivo di navi sempre più grandi, il porto sta diventando sempre più piccolo, anche per il traffico ro/ro, quantitativamente il più importante per Livorno, rispetto alle esigenze degli armatori come Grimaldi o Moby.

Giusto domani sarà presentato in Fortezza Vecchia il progetto della prima fase della grande infrastruttura a mare, considerata vitale per lo sviluppo del porto. «E' lì, nel porto del futuro - ha aggiunto il segretario - che vanno spostati contenitori e rotabili, in modo che il traffico sia decentrato rispetto alla città e direttamente collegato con la Fipili, e il resto del porto destinato agli altri traffici storici». Un'infrastruttura ancora più facile da realizzare rispetto al terminal contenitori - sostiene Provinciali - visto che i rotabili hanno bisogno di un piazzale per i trailer e un accosto.

Di tutto questo si è discusso ieri a Palazzo Rosciano nel corso di un approfondimento in cui Saverio Failli, responsabile analisi economiche e statistiche dell'Autorità portuale, ha ripercorso i risultati ottenuti dal porto nel 2015, anno in cui nessun altro porto italiano ha avuto la crescita di Livorno, se si esclude Venezia. Tutti i comparti hanno registrato segni positivi con crescite a doppia cifra. Si sono superati nuovamente i 30 milioni di tonnellate complessive di merci movimentate. Sono cresciuti anche passeggeri e crocieristi, e il traffico delle auto nuove e i forestali. Bene il greggio e derivati, mentre il calo delle rinfuse solide in sbarco a seguito della crisi di Grandi Molini, è compensato da un traffico nuovo del cippato che ha superato le 200 mila tonnellate. Una differenziazione merceologica che rappresenta il vero valore di un porto moderno. «Con grandi sacrifici nel periodo di crisi il porto non ha espulso nessuno - ha commentato ancora Provinciali - facendo ricorso ad ammortizzatori sociali, e con questi numeri abbiamo ripreso anche da un punto di vista lavorativo».

In alcuni comparti si sono battuti nuovi record, come il caso del traffico contenitori. Qui la crescita è del 35% con un ritorno ai valori pre-crisi, che sono stati addirittura superati. Il nuovo record (780.874 teu) è stato possibile grazie anche al ritorno di importanti compagnie come la Zim. Un traffico concentrato nei due terminal in Darsena Toscana (Tdt, 597.210 teu, con un + 38%) e Lorenzini (161.763 teu, che segnano il suo primato con + 41%). Circa un quarto dei container movimentati arriva da traffico di trasbordo che viene sbarcato e reimbarcato su altri servizi di linea, ma sul traffico import export la crescita è stata comunque del 12,5%. Proprio sulla questione del "trasbordo" il commissario Giuliano Gallanti ha voluto fare una precisazione: «Questa storia del transhipment, quasi viene considerato traffico di serie B, ma sta guadagnando punti in tutti i porti. Tutti i grandi porti lo fanno, Rotterdam fa oltre il 40%. Certo rende un po' di meno, ma è un traffico importante e di grande interesse, che è destinato ad aumentare, perché l'aumento delle dimensioni delle navi, da 14 mila in su, che ben difficilmente potranno servire i porti finali di destinazione spingerà all'aumento del traffico di transhipment, che quindi va vista come opportunità non una rispetto al traffico di contenitori pieni. Infine, se non c'è tanto traffico di contenitori pieni non dipende dalla capacità dei porti ma dai mercati di riferimento».

Enrico Paradisi

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