Sicurezza
Processo per ’ndrangheta livornese prosciolto
Maurizio Bosi, 53 anni, era accusato di essere il prestanome di un boss Il giudice: le prove dell’accusa non appaiono in alcun modo indicative
LIVORNO. «Le contestazioni in merito all’ipotesi che Maurizio Bosi abbia svolto il ruolo di prestanome nei confronti di Vincenzo Mancuso, non paiono in alcun modo indicative di contributo concorsuale della stesso».
È con poche e incisive parole che il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Bologna Francesca Zavaglia ha prosciolto da tutte le accuse l’imprenditore livornese di 53 anni finito nel gennaio del 2015 finì nella rete della Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna nell’ambito della maxi inchiesta Magnolia.
Secondo gli inquirenti, che iscrissero Bosi nel registro degli indagati, l’imprenditore, residente in Borgo Cappuccini, avrebbe amministrato per conto di Mancuso la società Magnolia affinché la srl non finisse nel mirino degli investigatori che in questo modo non avrebbero potuto applicare misure di prevenzione patrimoniali alla società consentendo la commissione del reato di riciclaggio.
Ribatte il giudice sul punto dopo aver citato diverse sentenze della Corte di Cassazione: «Considerato che il ruolo gestorio proprio dell’amministratore della società non implica né titolarità né la disponibilità delle quote o delle azioni della stessa, ciò sempre che non risulti, in concreto apprezzabile condotta concorsuale dell’amministratore del progetto di simulazione di titolarità del compendio patrimoniale al fine legalmente predeterminato». Questa dunque la linea giurisprudenziale.
Poi per il caso di specie, aggiunge il giudice: «Nulla emerge al riguardo nei confronti dell’imputato Bosi. È pertanto esclusivamente sotto tale profilo che si ritiene doverosa la pronuncia di proscioglimento».
Nella sentenza viene anche ripercorsa cronologicamente la storia della società Magnolia della quale Bosi era stato nominato amministratore unico il 28 aprile del 2011.
Non a caso è da una intercettazione del novembre successivo tra Mancuso e un bancario in cui si chiedeva chi fosse alla guida di Magnolia che gli investigatori avevano messo gli occhi su Bosi. Ora a distanza di poco più di un anno dal blitz dei carabinieri, la posizione dell’imprenditore livornese è stata definitivamente archiviata «per non aver commesso il fatto».
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