Il Tirreno

Livorno

Porto boom, riparte l’arrivo di auto nuove e prodotti forestali

di Mauro Zucchelli

L’Authority conferma l’exploit nei container (più 35,2%) Ma nei traffici ro-ro si resta ancora al di sotto del 2008

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LIVORNO. Ha ragione a metà l’Authority quando dice che il porto ha assorbito l’urto choc della crisi ed è tornato sugli standard prima del tracollo che nel 2009 lo vide perdere per strada il 24% dei teu del traffico container, il 28,6% delle merci su camion e rimorchi spediti via mare, il 43% della movimentazione di rinfuse solide (minerali, grani, ecc.).

È vero che, come anticipato dal Tirreno nei giorni scorsi, sul fronte dei container lo scorso anno ha fatto registrare un’impennata del 35,2% che gli ha fatto superare la soglia dei 780mila teu, duemila in più del miglior dato finora mai ottenuto (nel 2008, appena prima che si scatenasse l’apocalisse della crisi).

Perché, dunque, a metà? Per quanto cresca bene (più 15,4%) anche il tonnellaggio complessivo delle merci movimentate e benino (più 5,4%) pure le “autostrade del mare”, tanto l’uno come l’altro dato – anch’essi così significativi per lo stato di salute del porto – risultano al di sotto del primato di otto anni fa: 32,7 milioni di tonnellate adesso contro gli oltre 34 milioni di allora relativamente al totale delle merci transitate in porto; 11,3 milioni di tonnellate nel 2015 contro i 13,4 milioni del 2008 riguardo ai traffici ro-ro (camione trailer via traghetto).

Ll’exploit dei container che non ha uguali in nessun altro degli scali principali: ma è la stessa Authority a segnalare il peso che hanno avuto i trasbordi (comunque, l’incremento non è affatto trascurabile neanche se li togliamo dal conto). Il dossier statistico di Palazzo Rosciano, quartier generale dell’istituzione portuale, spinge tuttavia a mettere l’accento anche su altre due tipologie di merce nelle quali Livorno ha un ruolo consolidato a livello nazionale e va emergendo come scalo leader. Tanto nel campo del traffico di auto nuove quanto nel settore dei prodotti forestali, le percentuali sono al di sopra di ogni previsione ottimistica: quasi 25 punti percentuali in più per i forestali (che hanno oltrepassato gli 1,7 milioni di tonnellate); oltre 22 punti in più per le auto nuove (con quasi centomila vetture in più si è arrivati a 475mila).

È questo il segno di una vocazione plurale del porto: ora la premiata ditta Gallanti & Provinciali la chiama “zonizzazio- ne”, l’équipe del predecessore Piccini aveva coniato la definizione di “porto dei porti” ed è in questo solco che, “inven- tando” le crociere in funzione anticiclica, si era mosso Marcucci. Senza contare che, a ben vedere, era già dallo studio di Antonio Battistini e Dionisia Cazzaniga Francesetti che si tuona contro la “monocoltura” (del container, in quel caso). Del resto, non esiste nessun altro porto in Italia in cui il mix dei traffici sia così differenziato.

«La performance senza precedenti registrata nel traffico dei container e i risultati positivi in tutte le altre principali tipologie di traffico confermano il trend di crescita del porto». Parole e musica di Giuliano Gallanti, commissario dell’Authority: le mette nero su bianco nella nota che ufficializza i dati. «Gli armatori – afferma – ci stanno dando fiducia e stanno premiando la capacità dello scalo di rispondere alle esigenze attuali del mercato con il costante miglioramento delle infrastrutture e dei servizi esistenti, fornendo contemporaneamente prospettive di ampia portata, quali la Piattaforma Europa».

Massimo Provinciali, che a Palazzo Rosciano è il segertario generale, preferisce prendere la parola come presidente di Alp, il soggetto “articolo 17” che fornisce manodopera agli operatori in casi di picchi (e che nel recente passato era sull’orlo del baratro): «Questi numeri hanno contribuito, sul fronte del lavoro, al recupero della situazione di Alp: nel 2015 è passata da una condizione pre-fallimentare con poco più di 200 turni mensili a gennaio ai quasi 1.300 turni di dicembre, grazie anche agli interventi dell'Autorità portuale per una regolazione del lavoro in porto più solida e legittima».

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