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Livorno

la replica di cosimi dopo le dichiarazioni di chioini

«Non ho mai difeso Cosci perché era iscritto al Pd»

«Non ho mai difeso Cosci perché era iscritto al Pd»

LIVORNO. «Non ho mai difeso Cosci perché era del partito». Alessandro Cosimi, sindaco di Livorno fino al giugno 2014, smentisce quanto dichiarato dal suo ex portavoce ed ex amministratore unico di...

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LIVORNO. «Non ho mai difeso Cosci perché era del partito». Alessandro Cosimi, sindaco di Livorno fino al giugno 2014, smentisce quanto dichiarato dal suo ex portavoce ed ex amministratore unico di Aamps Enzo Chioini, che nella commissione speciale d'indagine sull'azienda dei rifiuti ha sostenuto che il licenziamento del dirigente Luca Cosci per Cosimi rappresentava un problema politico.

Aveva raccontato Chioini: «Quando comunicai al sindaco la decisione di licenziare Cosci dopo che il collegio sindacale ci aveva avvertito del rischio di danno erariale a cui stavamo andando incontro nel pagare un dirigente che non aveva un ruolo nell'organigramma aziendale, Cosimi disse che non era d'accordo, io insistetti due volte e chiesi: perché, cosa c'è dietro questa vicenda? Lui mi disse: è un problema politico, Cosci rappresenta una parte del partito e quindi lì deve stare».

Per l'ex sindaco però le cose sono andate diversamente.

«Ritengo che quando si licenzia una persona bisogna sempre pensarci bene», sottolinea Cosimi contattato dal Tirreno.

«Cosci era un ragazzo cresciuto in azienda, venuto su con Tanda. Come si fa a prenderlo a pedate come invece è accaduto? - è la riflessione dell’ex sindaco -. Io nella mia vita non ho mai licenziato nessuno attribuendogli la patente di criminale. Tuttavia non ho fatto alcuna pressione affinché la procedura che era stata decisa non andasse in porto, e i fatti lo confermano: Cosci è stato licenziato (a gennaio 2015 è stato riassunto da Aamps, ndr)».

Dalle parole di Chioini è uscito rafforzato il quadro di conflittualità estrema all'interno di Aamps nell'ultimo periodo dell'amministrazione Cosimi - con la guerra senza esclusione di colpi tra il collegio sindacale da una parte e i vertici aziendali e il Comune dall'altra -, che era già stato rappresentato in maniera chiara dalle parole che l'allora presidente dei revisori Verugi aveva per esempio espresso sulla governance di Aamps defininendo l'amministratore Chioini “non capace di elaborazione propria" e parlando a proposito del direttore generale Fommei di "analfabetismo amministrativo".

Su questo argomento Cosimi aveva sempre evitato di addentrarsi, limitandosi a frasi un po' criptiche come quella sui capelli di Sansone: «Più ci si avvicinava alla scadenza elettorale, più i capelli del sindaco diventavano corti - aveva detto in due interviste al Tirreno -. C'è stata troppa fretta nel dare quel giudizio negativo su un'amministrazione che ha fatto l'impossibile per rispondere alla più grande crisi del dopoguerra. Non ho mai considerato scorretto l'atteggiamento di Verugi. Casomai lo ritengo e l'ho ritenuto non coerente con la vita dell'azienda forse troppo influenzato dalla fine della legislatura».

Ora invece, per la prima volta, l'ex sindaco esplicita quei ragionamenti e finalmente chiarisce come la questione politica fosse preponderante nei destini di Aamps e in quel famoso no al bilancio 2013 pronunciato dai sindaci revisori. Cosimi riavvolge il nastro e tira in ballo in maniera chiara la tornata elettorale della primavera 2014 e in particolare la guerra interna al Partito Democratico, con la campagna del candidato Pd Ruggeri incentrata sul "punto e a capo" e su un giudizio tranchant dell'allora amministrazione comunale. «Lo scontro in atto in quei mesi ha determinato questa situazione dentro Aamps - dice l'ex sindaco - e d'altra parte quando capita che i sindaci revisori di un’azienda partecipata incontrino il candidato a sindaco di un partito, significa che qualcosa non funziona più».

(g.cor.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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