Il Tirreno

Livorno

Processo per la morte di Morosini, il testimone: "In campo tre defibrillatori, ma non vennero usati"

Livorno, nell'udienza nel quale è imputato anche il medico amaranto è stata ascoltata la dirigente della Digos: "La rianimazione iniziata un minuto dopo il malore"

2 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Alla ripresa del processo sulla morte di Piermario Morosini davanti al tribunale monocratico di Pescara, è stato ascoltato nella mattinata di lunedì 8 febbraio un solo testimone dell'accusa, dei cinque in programma. L'ex calciatore del Livorno morì il 14 aprile del 2012, sul manto erboso dello stadio Adriatico di Pescara, durante la partita del campionato di serie B tra la squadra locale e quella toscana.

L'autopsia ha accertato che il decesso venne causato da un arresto cardiaco dovuto ad una cardiomiopatia aritmogena. Il procedimento, che vede imputati per omicidio colposo i medici del Pescara, Ernesto Sabatini, del Livorno, Manlio Porcellini e del 118 di Pescara, Vito Molfese, ruota attorno alla perizia dei consulenti nominati dal gip, nella quale si sostiene che i tre medici "dovevano usare il defibrillatore semi-automatico disponibile quel giorno allo stadio".

Il Pescara Calcio, la Asl di Pescara e l'Associazione Sportiva Livorno sono state citate in giudizio come responsabili civili, ma la società labronica è stata estromessa dal processo, nel corso della scorsa udienza, in quanto non aveva avuto la possibilità di partecipare all'incidente probatorio. Il giudice Laura D'Arcangelo  ha ascoltato la ricostruzione fornita da Leila Di Giulio, dirigente della Digos e vice questore aggiunto a Pescara, in servizio presso lo stadio Adriatico il giorno della tragedia.

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.8920171:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2014/03/25/news/processo-morosini-al-via-porcellini-verso-l-abbreviato-1.8920171]]

La testimonianza si è basata principalmente sui filmati acquisiti. "Morosini si accascia a terra dopo 29 minuti e 42 secondi di gioco - ha riferito Di Giulio - Dopo 20 secondi sono entrati in campo il medico del Livorno, Porcellini, e poi quello del Pescara, Sabatini. Subito dopo é arrivato anche un operatore della Croce Rossa, con la barella, ma poco dopo é tornato verso la sua postazione, per prendere una valigetta gialla contenente il defibrillatore".

Proprio il mancato utilizzo del defibrillatore é sotto la lente del giudice: "In campo c'erano due defibrillatori gestiti da Croce Rossa e Misericordia. Un terzo defibrillatore era a bordo dell'ambulanza sopraggiunta in seguito". Il vice questore ha spiegato che "dopo circa un minuto dalla caduta del giocatore, Porcellini ha iniziato le manovre sul corpo di Morosini e ha effettuato un massaggio cardiaco, mentre dopo due minuti e 40 secondi è arrivata in campo l'ambulanza".

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web