Il Tirreno

Livorno

lo choc di via roma

I vicini della vittima «In quella casa c’è sempre tanta gente»

di Alfredo Faetti
I vicini della vittima «In quella casa c’è sempre tanta gente»

LIVORNO. Scorrendo i nomi sui cartellini del citofono del 326 di via Roma, quello di Kimpis non c’è. Soltanto uno porta un nome straniero, che rimanda alla Lituania. «In quell’appartamento sono in...

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Scorrendo i nomi sui cartellini del citofono del 326 di via Roma, quello di Kimpis non c’è. Soltanto uno porta un nome straniero, che rimanda alla Lituania. «In quell’appartamento sono in molti, non si capisce chi siano davvero i proprietari e chi gli ospiti» spiega un residente di questo condominio a cinque piani. «Un andirivieni di stranieri» stigmatizza un altro. Un via vai di persone che si concentra al terzo piano e che non è passato inosservato agli altri condomini, anche se a sentir bene problemi non ce ne sono mai stati. «Rumori? No, nessuno. Non hanno mai dato fastidio, però c’è sempre tanta gente» continua.

Non solo la morte, ma anche la vita di Vitali Kimpis era un mistero per i suoi vicini di casa. Parlando con i vari residenti che escono dal portone dove solo alcune ore prima si è consumato un omicidio a sangue freddo, il ritornello è sempre lo stesso. «Non lo conoscevo», oppure: «Giusto buongiorno e buonasera quando ci incontriamo per le scale». Il 39enne era un uomo anonimo, anche all’apparenza, che non risaltava all’occhio di chi non conosceva. Nell’atrio del palazzo lo incontravi di rado, la mattina e la sera. Buongiorno-buonasera, appunto, ma nulla più. Nessuno dei vicini di casa conosce ila suo passato da camionista, ad esempio: migliaia di chilometri percorsi con i tir che di volta in volta la sua ditta gli affidava. Anche se, a onor del vero, negli ultimi tempi Kimpis era rimasto senza un lavoro ufficiale: aveva smesso di fare il camionista. O quanto meno, non aveva più portato avanti l’attività da quando si era trasferito a Livorno con la moglie, alcuni mesi fa.

Ecco, la moglie. La donna portata in Questura con gli occhi gonfi di lacrime poco dopo l’omicidio. Lei era più facile da incontrare per le scale del palazzo, dato che le scale, dato che usciva e rientrava più volte nell’arco di una giornata, agli orari più diversi. «La moglie era qualche mese che la vedevamo - dicono dei residenti del 326 di via Roma - Lui non lo conoscevamo, pensavamo fosse anche lui uno dei tanti ospiti».

Sono state quegli occhi carichi di lacrime, sabato notte, a far capire ai condomini che quella donna era la moglie dell’uomo anonimo. Sul resto della comitiva che abita (o passa) al terzo piano però i vicini sanno poco o niente. Anche qui, i rapporti si limitano ai saluti di cortesia, o talvolta all’indifferenza più totale.

«Per quello che sappiamo, non possiamo essere d’aiuto» insistono i residenti, visibilmente sconvolti da quello che è avvenuto. «Mai avrei pensato che un delitto simile si potesse consumare in questa zona» dice una donna. «Queste sono vie tranquilla, in cui non succede quasi mai niente. E l’altra notte, quando abbiamo visto tutte quelle sirene, non riuscivamo a capire quello che era accaduto». Perché nessuno poteva immaginarsi di un omicidio a sangue freddo in centro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web