Gioco
Scazzottata nel panificio fornaio ferito, viaggio nella strada dell'integrazione
A scatenare il parapiglia un senegalese che ha anche offeso la commessa: fermato e denunciato. In ospedale l’apprendista, un indiano di 28 anni
LIVORNO. Il panificio pasticceria al numero 83 di via Garibaldi, la strada del commercio che divide il centro dai quartieri nord, si chiama “La Bontà”. Ma ieri mattina per alcuni minuti - come ricorda una cliente che ha assistito a tutta la scena - dentro al negozio, tra profumo di pane ancora caldo e frittelle di riso appena sfornate e avvolte nello zucchero, «è stato il terrore»: grida, provocazioni, offese, prodotti che volavano e botte.
Una scazzottata in piena regola che raccontata senza tanti fronzoli e particolari suona più o meno così: un cliente entra nel negozio, provoca e poi offende la commessa che lo sta rimproverando per alcuni comportamenti sopra la soglia della tolleranza. Allora il compagno della donna, che passava da lì per caso, e il fornaio che è nel retro bottega, si avventano sul cliente, cercano di bloccarlo e nasce il parapiglia.
Ad avere la peggio è proprio il giovane apprendista che lavora nel negozio: si prende un pugno in faccia, nel naso più precisamente, e viene portato in ospedale sanguinante, mentre la polizia blocca e denuncia il trentenne che ha innescato la zuffa. Materiale, insomma, che potrebbe tranquillamente essere archiviato come la solita lite alla livornese tutta animi bollenti, voce grossa e caciara.
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Il rovescio dell’integrazione. C’è però un’altra storia da raccontare che trasforma una semplice, se pur scenografica scazzottata di periferia, in una cartina di tornasole per capire le due facce dell’integrazione, roba che il leader della Lega Matteo Salvini e l’ex ministro Cécile Kyenge potrebbero dar vita, partendo da questo spunto di cronaca, a una puntata speciale di Porta a Porta senza arrivare a una mediazione o a un punto di incontro.
Soprattutto se si pensa che tutto ciò è accaduto nella (ex) rossa Livorno, in una strada dove si alternano storici negozi a bugigattoli dove si vende merce cinese; macellerie kasher e due portoni più avanti una vecchia cantina dove ancora il vino si dà sfuso spillandolo dalle botti.
Per fare un passo in avanti, però, vanno svelate le identità dei protagonisti: l’apprendista fornaio-pasticciere è un ragazzo indiano di 28 anni, si chiama Alì e da sette mesi lavora nel laboratorio del negozio. Si sveglia, si fa per dire, a mezzanotte, entra in laboratorio alle una, il sabato e la domenica qualche ora più tardi, e ci resta tutta la notte per 1.100 euro al mese. Il trentenne che ha fatto irruzione nel panificio-pasticceria intorno alle 10,30 di ieri mattina, è invece un senegalese che abita proprio di fronte al negozio, dall’altra parte della strada. E quando l’apprendista fornaio la notte entra in laboratorio lui ancora bivacca lungo la strada. Chi lo conosce dice che non lavora e spesso dà pure fastidio ai commercianti della zona ,tanto che chi può preferisce evitarlo.
Il racconto della commessa. Il trentenne pare che proprio verso la panetteria Bontà abbia un debole. Lo racconta la stessa Chiara - commessa livornese - che ogni mattina, molto spesso alla stessa ora, vede entrare il senegalese dalla porta.
«Lo conosciamo - racconta - cerchiamo di sopportarlo per evitare problemi. Ma stavolta ha davvero esagerato: quando è entrato aveva un bicchiere di plastica in mano, dentro credo che ci fosse del caffè e latte. Senza nemmeno fiatare e con alcuni clienti dentro al negozio si è appoggiato a quell’espositore», dice indicando alcune mensole dove sono sistemati diversi prodotti.
Il limite il trentenne lo ha superato alcuni attimi dopo. «Ha preso una confezione di zucchero che era in vendita per versarla dentro la sua bevanda. È a quel punto che sono intervenuta e gli ho detto che questo non si poteva fare, che aveva superato il limite». Per il trentenne quelle parole devono aver avuto l’effetto di una miccia che ha fatto esplodere la rabbia.
«Ha iniziato a inveire contro tutti - va avanti Chiara - per fortuna che sia il mio compagno che Alì sono intervenuti subito. La cosa che mi dispiace è che alla fine ci abbia rimesso proprio Alì, è un ragazzo speciale. In questi mesi in cui abbiamo lavorato insieme spesso ci abbiamo scherzato su perché è piccolino: se succede qualcosa chissà come farai a difendermi...».
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