Il Tirreno

Livorno

Il proprietario del panificio: «Offro lavoro agli stranieri, ma qui è un rischio»

Federco Lazzotti
Ottavio Piombino, il proprietario della pasticceria
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Ottavio Piombino, il proprietario della pasticceria

Livorno, Ottavio Piombino è il proprietario di tre pasticcerie: via Garibaldi in questo stato è una polveriera

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LIVORNO. «Ho tre panetterie pasticceria a Livorno dove lavorano sette dipendenti stranieri. Tanto per dire che non sono certo un razzista. Ma non tutti gli stranieri sono uguali. Ad esempio per quello che può contare la mia esperienza, gli indiani non creano problemi, mentre i senegalesi, al contrario, li ho dovuti allontanare perché fanno sempre casino».
Ottavio Piombino sabato 6 febbraio è stato tra i primi ad arrivare in via Garibaldi dopo che la commessa lo ha avvisato di quanto era successo: la lite con un cliente, poi la scazzottata dentro al negozio e infine il pugno che ha mandato in ospedale il suo dipendente.
Intanto ha sentito Alì, come sta?
«Direi abbastanza bene, nonostante il pugno in faccia è già stato dimesso. Gli hanno fatto tutti gli esami e il setto nasale pare che non sia stato fratturato: ha una ferita sul naso, ma niente di grave».

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Dopo quello che è successo che cosa farà?
«La prima cosa a cui ho pensato è stata quella di mettere almeno una telecamera nel negozio. Anche solo come deterrente per i male intenzionati che ci sono in giro».
Lei ha anche altre pasticcerie?
«Sì, altre due, sempre con il laboratorio. Quindi all’interno ci lavoriamo anche di notte ».
Dunque ha anche molti dipendenti?
«Esatto».
Quanti sono quelli stranieri?
«Sette, quattro di questi sono indiani, poi due sono marocchini e un altro è romeno. Alì, ad esempio, l’ho assunto come apprendista sette, otto mesi fa».
E come si trova con i dipendenti stranieri?
«Ripeto: non tutti sono uguali. E dire questo non significa essere razzista. Al contrario. Ci sono persone di una certa nazionalità con le quali è più difficile lavorare. Altri invece sono ottimi dipendenti».
Via Garibaldi potrebbe essere presa come luogo simbolo dove studiare sull’integrazione: nuovi negozi gestiti da stranieri accanto a storici commercianti...
«La convivenza non è per niente facile, ci sono colleghi che vivono con la paura...»
Ad esempio?
«Una signora che ha il negozio vicino al nostro e vende abbigliamento un paio di volte si è trovata in mezzo a una lite tra stranieri: non sapeva cosa fare, questi urlavano e lei era nel mezzo».
A lei è mai capitato niente di simile, o comunque episodi spiacevoli?
«Ho rilevato l’attività circa un anno fa. E qualche brutta sorpresa, oltre a quello che è avvenuto ieri, l’ho avuta. Una notte, intorno alle 23, sono andato in pasticceria con il furgone per prendere alcune cosa. Sono sceso e per fare più in fretta non ho chiuso la macchina. Ho sbagliato io, è vero. Il risultato? Dentro c’erano del pane avanzato e alcune pizzette che avrei dovuto buttare via, quando sono ritornato per risalire sul furgone ho trovato il retro sottosopra e un po’ di roba era scomparsa».
Sa chi è stato?
«Un signore che conosco, mi ha detto che aveva visto uno straniero che abita in zona con le pizzette, ma non ho nemmeno fatto denuncia, per cosa poi...».
Ma esiste una ricetta per l’integrazione?
«Questo non lo so. So soltanto che in via Garibaldi è sempre meglio stare sul chi va la. Eppure per convivere basterebbe rispettare poche semplici regole. A cominciare dal rispetto per l’altro».

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di Redazione web