Gioco
Contenitori boom: mai così tanti Cosa c’è dietro le quinte del record
Il traffico container fa un balzo del 35,2%: non esistono uguali in Italia ma è trainato dai trasbordi Exploit di forestali e auto, in negativo solo le rinfuse solide. “Autostrade del mare”, aumento ridotto
LIVORNO. Finalmente il porto di Livorno ce l’ha fatta: 780.874 è la cifra che indica (in teu) il numero di contenitori transitati dalle nostre banchine nell’arco dei 365 giorni dello scorso anno. Ed è il nuovo record del nostro scalo: poco più di un niente (duemila teu) al di sopra del dato 2008, ma è quanto basta per sperare di aver messo tra parentesi la crisi choc che ha azzoppato non solo la città ma anche le sue banchine. Da record anche l’incremento che non ha eguali in nessun altro porto del Bel Paese: un’impennata che vale oltre 200mila teu, il 35,2% in più rispetto a dodici mesi prima. Praticamente in equilibrio gli imbarchi e gli sbarchi: tanto come percentuale di crescita quanto come numero di teu (385mila in export
Le cifre sono ancore ufficiose e saltano fuori da un documento interno dell’Authority che ha preso a circolare su varie scrivanie: è da presumere che sia al vaglio fra gli addetti ai lavori per mettere a punto il dossier statistico dell’annata, a maggior ragione visto che rappresenta una sorta di svolta. Dunque, dati da prendere un po’ con le molle perché non hanno ancora il crisma dell’ufficializzazione ma ugualmente attendibili.
Del resto, era già stato Luca Becce, amministratore delegato di Tdt, il principale terminal contenitori del porto (e uno dei primi 25 del Mediterraneo), a segnalare all’ultimo convegno del Propeller che dalla sponda ovest della Darsena Toscana non erano transitati mai così tanti contenitori: 372.500 movimenti equivalenti a 581mila teu. Non solo: nella stessa sede anche il capo dei Piloti, sottolineando la soddisfazione per «aver visto crescere così tanto il traffico», non aveva nascosto il timore di esser costretti a passare nottate in Capitaneria la prossima estate per riuscire a trovare accosti per tutte le navi, soprattutto quelle da crociera.
Occhio però a non pensare che tutto sia rose e fiori. Il primo indizio ce lo dà il raffronto con l’ultimo dato ante-crisi, quello del 2008. Livorno ha impiegato sette anni a recuperare i traffici container perduti mentre sia Genova che La Spezia come pure Venezia e Trieste ci erano già riusciti in due- tre anni: i primi tre scali nel 2010, il quarto l’anno successivo. E adesso Genova ha il 27% di container in più rispetto all’ultimo dato prima della crisi, Ravenna il 14% in più, Venezia il 46,2%, Trieste il 49,1%, quasi altrettanti Ancona e Cagliari è più che raddoppiato: ben più, insomma, dell’incremento dello 0,2% portato a casa da Livorno (non dimentichiamo comunque che Napoli è calato del 9% e il porto di Taranto è praticamente sparito dal radar).
A guardare “dentro” la movimentazione dei contenitori balza agli occhi anche un aspetto extra: un container su quattro è dato dai trasbordi (25,2%). È un traffico che vale come attività (e ricavi) dei terminal ma che non esce dal perimetro del porto, semmai passa da nave a nave: da meno di 58mila teu schizza fino a sfiorare quota 200mila con un boom del 240% che fa da locomotiva in grado di trainare qualsiasi percentuale. Dipende presumibilmente dalla strategia di Zim, la compagnia israeliana tornata a Livorno dopo essersene clamorosamente andata pochi anni prima.
In realtà, il dossier ufficioso che gira a Palazzo Rosciano non nasconde neanche tanto quest’aspetto. Ma, presentando le cifre depurate dall’effetto trasbordi, emerge – ammesso che poi le cifre vengano confermate – che comunque un incremento c’è stato: meno clamoroso del 35,2% di cui dicevamo eppure ugualmente invidiabile (più 12,5%) se pensiamo a cosa ci siamo lasciati alle spalle negli anni passati. Dietro quel 12,5% c’è la crescita dei traffici di contenitori vuoti che è quasi doppia rispetto a quelli pieni (19,5% contro 10,2%). Con dinamiche opposte: nella movimentazione di contenitori vuoti volano gli arrivi (più 30,3) mentre gli imbarchi arretrano di qualcosina (meno 1,5%); sul fronte di quelli pieni invece è il contrario, con l’export (più 14,1%) che aumenta quasi il triplo dell’import.
Dall’Avvisatore Marittimo arriva una “fotografia” fatta di numeri che dice molto sul repentino cambiamento delle dimensioni delle navi portacontainer: per cinque delle sette classi dimensionali fra mille e 4mila teu sono arrivate nel 2015 meno navi rispetto all’anno precedente. Risultano invece assai più frequenti gli arrivi di portacontainer da 4mila a 4.500 teu (che balzano da 77 a 184) e quelle di navi sopra i 5.500 teu (da 90 a 178). Nel giro di appena un anno è quasi raddoppiata, rispetto all’insieme delle navi portacontainer arrivate (passate da 833 a 1.039), la percentuale di queste due fra le tipologie più grandi.
Siamo tornati ai livelli di prima della crisi ma fino a un certo punto: ce lo conferma il fatto che la movimentazione complessiva della merce sulle banchine livornesi aumenta del 15,4% e raggiunge i 32,7 milioni di tonnellate. Benché sia una percentuale che gli altri porti ci invidiano, restiamo al di sotto del record 2008 quando superammo perfino la soglia dei 34 milioni.
Eppure torna a far segnare una impennata il traffico di auto nuove: oltre 475mila, il 22,4% in più se raffrontiamo il dato all’anno precedente. Non basta: Livorno conquista un altro record di settore che ne fa il primo della classe per una specifica tipologia di merce. Stiamo parlando dei prodotti forestali che balzano oltre 1,7 milioni di tonnellate con un salto in avanti di 25 punti percentuali.
Punta verso l’alto anche il grafico delle “autostrade del mare” (non dimentichiamo che è la tipologia di traffico al primo posto a Livorno e, a sua volta, in questo campo Livorno è la prima della classe fra gli scali made in Italy): in positivo il 3,6% in più relativo ai 341mila mezzi transitati, stavolta con una differenza a vantaggio degli imbarchi (177.445, quasi 14mila in più degli sbarchi) un po’ più marcata che in passato. Totale: 11,3 milioni di tonnellate. È sì il 5,6% in più del 2014 ma si rimane ancora sotto di oltre due milioni di tonnellate rispetto al dato del 2008. Volendo guardare il bicchiere mezzo pieno, si potrebbe dire che si è recuperata la metà del tracollo che avvenne nel 2009 con l’avvento della crisi, quando di punto in bianco si persero per strada 4 milioni di tonnellate di merce. Forse però è anche l’indizio che il settore dei ro-ro, cioè di camion e rimorchi spediti via mare, comincia a soffrire di parecchi problemi, magari anche di spazi. Del resto, non è forse vero che l’Authority sta cercando di disinnescare la “guerra dei ro-ro”?
L’unico segno “meno” in questo guazzabuglio di cifre ha a che vedere con le rinfuse solide (sabbie, minerali, granaglie): giù dell’1,2%, colpa soprattutto di una robusta flessione in fatto di arrivi (meno 15,7%).
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
