Il Tirreno

Livorno

l’avvocato degli acquirenti a rischio

«Un punto d’incontro senza chiedere sacrifici impossibili»

«Un punto d’incontro senza chiedere sacrifici impossibili»

LIVORNO. «L’augurio è che si riesca a trovare un punto di incontro e che non si chieda a queste famiglie un sacrificio impossibile». L’avvocato Marco Caradonna difende molte delle famiglie che...

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LIVORNO. «L’augurio è che si riesca a trovare un punto di incontro e che non si chieda a queste famiglie un sacrificio impossibile». L’avvocato Marco Caradonna difende molte delle famiglie che rischiano di veder finire la casa all’asta dopo il fallimento delle cooperative Carducci e Uil Casa.

Sabato scorso il curatore fallimentare della coop Carducci ha bussato per la prima volta alle porte della palazzina di sei appartamenti in via Natali.

«C’è unità d’intenti con il curatore fallimentare, Simone Morfini, abbiamo già fatto alcuni colloqui», interviene Caradonna. «Si sta cercando – sottolinea – di fare il possibile per salvare il salvabile, per fare in modo che queste persone che hanno versato i loro risparmi non perdano la casa e di conseguenza le somme versate».

Il legale fa sapere che «sono in corso perizie per valutare quanto valgono questi immobili» e che «noi siamo già in possesso di perizie fatte dai nostri consulenti, sia sul valore degli appartamenti che sullo stato di attuazione dei lavori: in molti casi sono incompleti o sono stati pagati direttamente dai miei assistiti. In molti si sono dovuti far fare da soli gli allacci delle utenze e gli impianti, e stanno lottando per avere le certificazioni». «La perizia che abbiamo fatto fare – sottolinea l’avvocato – tiene di conto del fatto che mancano lavori strutturali, di completamento del condominio, e anche del quartiere. Intorno ad alcuni dei palazzi del terzo lotto ci sono ancora tombini che emergono dalla strada perché manca l’asfalto...».

Nel frattempo altre tredici famiglie alzano la voce: avevano prenotato casa con Uil Casa e alla fine sono riuscite ad acquistarla. «Ma hanno pagato 40.000 euro in più rispetto al prezzo pattuito: 40.000 euro che da contratto la stessa coop avrebbe dovuto restituire entro 24 mesi». Però non si sono visti.

(j.g.)

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