Il Tirreno

Livorno

Grandi Molini: per ora l’attività non riparte e il piano è un mistero

di Alessandro Farulli
Grandi Molini: per ora l’attività non riparte e il piano è un mistero

I 48 lavoratori sono in cassa integrazione da cinque mesi I sindacati: «Il 5 marzo scadono i termini del concordato»

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LIVORNO. Sono passati cinque mesi da quel 7 settembre 2015 in cui la Grandi Molini mise in cassa integrazione i suoi dipendenti. Tre mesi da quando la proprietà dell'impianto di via Leonardo da Vinci annunciò il "concordato in bianco". 120 giorni da quando la cassa ordinaria è scaduta.

E' la triste cronologia dell'ennesima vertenza aziendale di questa città. La vertenza della Grandi Molini, appunto, "il primo gruppo molitorio italiano - come recita il sito aziendale - e tra i principali in Europa nella produzione di farine di grano tenero e semole di grano duro per uso domestico, per uso professionale e per uso industriale".

Il colosso del grano - scherzi del destino, attiguo al Reefer Terminal, un altro magazzino alimentare del nostro porto che negli ultimi anni ha sofferto tantissimo - ad ora non ha alcuna intenzione di far ripartire la produzione a Livorno. E tra i lavoratori - 48 in tutto - la tensione ormai è alle stelle.

Perché se almeno una parte di loro, i 21 della Promolog che è di proprietà di Gmi ma è società di servizio, hanno ricevuto la tredicesima, gli altri - i dipendenti diretti della società - non vedono un euro dal 10 dicembre e la situazione, specie per alcuni di loro, si sta facendo molto critica.

I guai, come sempre, non arrivano mai da soli: chi ha chiesto un anticipo a Fidi, ha dovuto fare i conti con alcuni problemi burocratici che sembra siano risolti ma che non faranno ricevere nulla almeno fino alla fine del mese di febbraio. Non è andata meglio a quelli che hanno chiesto un anticipo sul Tfr: anche per loro si prevedono tempi lunghi. Mentre le bollette scadono tutti i giorni...

I sindacati, conferma al Tirreno Nicolò Cortorillo (Flai Cgil), stanno cercando di sbloccare la tredicesima - bloccata al momento dal concordato - attraverso un'istanza e «abbiamo chiesto un tavolo nazionale con l'azienda per capire quali sono le prospettive e conoscere il piano industriale».

Il nodo vero ovviamente è il futuro dei Grandi Molini. Se i lavoratori per qualche mese possono trovare il modo di andare avanti, che succederà dopo? La cassa integrazione straordinaria al massimo può durare due anni. E poi? Gmi è alla ricerca di troverà un partner finanziario, ma il rischio del fallimento rimane. In quel caso i lavoratori perderebbero il posto ma anche la città perderebbe l'ennesimo pezzo di tessuto industriale.

Tra l’altro il conto alla rovescia è inclemente: il 5 marzo scadranno i due mesi di proroga del concordato. Quel giorno dovrà (dovrebbe, condizionale d'obbligo sempre in queste situazioni) emergere quali sono le reali intenzioni dell'azienda attraverso il piano industriale e se i creditori avranno accettato piano e concordato.

Il concordato, presentato a Rovigo, perché è lì che Grandi Molini ha la sede, in sostanza permette di congelare i debiti per tentare di ripartire, in continuità di lavoro, attraverso un piano industriale. «A noi però non è stato ancora detto niente di niente - spiega ancora Cortoirillo - e questo ci mette in difficoltà con i lavoratori che ogni giorno ci chiedono giustamente se ci sono novità e anche per giustificare la cassa integrazione straordinaria».

Proprio ieri, tra l'altro, è stato rinnovato il Contratto dell'industria alimentare, che interessa oltre 400mila lavoratori, compresi quelli della Grandi Molini. Speriamo che per loro questo accordo non suoni, alla fine della vertenza, come una beffa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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