Gioco
«Fino all’ultimo ho tentato di risolvere la situazione»
La Finanza torna da Luschi. Lui si difende: «Ho avvisato subito i soci e provato a trattare con gli istituti di credito»
LIVORNO. Era sempre luglio, ma del 2003, quando la finanza si presentò a casa di Riccardo Luschi. Erano gli anni della prima inchiesta sul Borgo di Magrignano, che vide l’imprenditore e sindacalista della Uil molto conosciuto in città, subito prosciolto. Le Fiamme Gialle sono tornate a bussare a Luschi nel luglio scorso. E alla fine le indagini che sono partite intorno alla richiesta di concordato per la Gsi e che hanno portato anche al fallimento delle cooperative Carducci e Uil Casa gestite da Luschi, si sono allargate.
I legali di Luschi confermano l’arrivo di un avviso di garanzia. «Ma il mio assistito – precisa l’avvocato Massimo Banchelli – non è stato ancora sentito e per il momento non abbiamo elementi, se non quello che c’è scritto nell’istanza di fallimento». Dove si dà notizia di un procedimento aperto con l’ipotesi di bancarotta fraudolenta.
«Il signor Luschi – sottolinea per il momento il legale – una volta arrivata questa istanza di fallimento, ha immediatamente informato i soci delle cooperative di quello che stava accadendo. In trattativa con loro e con gli istituti bancari, ha cercato fino all’ultimo di risolvere la situazione, i problemi dei soci. Purtroppo non c’è riuscito, l’istanza di fallimento è arrivata in un momento molto delicato».
Così come delicatissimi sono alcuni passaggi dell’atto integrativo all’istanza di fallimento che porta la firma del sostituto procuratore Daniele Rosa. In particolare un passaggio in cui viene descritta la vendita di un villino dalla coop La collina di Montenero alla coop Uil Casa nel 2012, per 495.000 euro, a Montenero. Immobile che agli atti risulta abitato dal figlio di Luschi senza pagare un canone di locazione.
L’ex presidente della cooperativa, in attesa di essere ascoltato e di conoscere gli atti, non entra nel merito delle questioni sollevate nell’istanza, ma per ora sottolinea comunque di non riconoscersi «in questo schema». «Voglio chiarire tutto – interviene – ho già presentato al curatore fallimentare tutti i dati che mi sono stati richiesti». «Da tre anni – aggiunge – c’era un continuo mormorio, esposti, anche per la stagnazione del Borgo di Magrignano. Non dico che mi aspettassi un avviso di garanzia, ma era nelle possibilità».
E alle famiglie che dice? «Se ho una responsabilità oggettiva per la situazione che si è venuta a creare è perché non ho vigilato abbastanza, ho mancato di fare il buon cane da pastore. Ma ho provato fino all’ultimo a risolvere la situazione, anche proponendo ai soci di fare il preliminare di vendita, che sarebbe stato uno scudo di fronte al fallimento. Ho fatto il possibile – dice – e sono qui, continuerò a fare quello che potrò».
(j.g.)
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