Il Tirreno

Livorno

Stretta sui trasporti sanitari per chi fa la riabilitazione

di Juna Goti
Stretta sui trasporti sanitari per chi fa la riabilitazione

La maxi Asl: «Era già previsto dalla Regione, Livorno spende il triplo di Pisa» Ecco cosa cambia. Il servizio sarà garantito al massimo per sei mesi

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LIVORNO. L’Asl chiude i rubinetti. E di fatto annuncia una stretta sui trasporti sanitari per la riabilitazione. In altre parole per quei pazienti, moltissimi, che devono raggiungere l’ospedale per fare la terapia concordata con il fisiatra (ad esempio la riabilitazione ortopedica o neurologica) e che fino a oggi, a Livorno, hanno potuto farlo in molti casi gratuitamente, con i mezzi delle associazioni convenzionate con la Asl.

È il caso di chi, ad esempio, dopo un ictus è stato costretto sulla sedia a rotelle e per raggiungere gli ambulatori della riabilitazione ha bisogno dell’ambulanza.

La lettera ai fisiatri. Pochi giorni fa i medici fisiatri dell’ex Asl 6 di Livorno e dell’ex Asl 5 di Pisa hanno ricevuto una circolare a firma dei responsabili della riabilitazione pisana e livornese: con la nota sono stati caldamente invitati a rispettare una circolare che la Regione Toscana aveva già emanato nel 2007 e che aveva fissato dei paletti ben precisi in materia di trasporti sanitari per la riabilitazione.

Il nodo dei sei mesi. In particolare, come si legge nella lettera che sta facendo il giro degli operatori, la Regione aveva stabilito che «i trasporti per riabilitazione sono a carico del servizio sanitario regionale solo nel caso di soggetti barellati che devono essere trasportati necessariamente in ambulanza o di soggetti costretti in carrozzina, per i quali è necessario il mezzo attrezzato, limitatamente alla fase post acuta, ossia entro e non oltre i sei mesi dall’evento acuto». E il nodo sta proprio qui: entro e non oltre i sei mesi dall’evento che ha costretto il paziente alla riabilitazione. Limite che a quanto risulta fino a oggi a Livorno non è stato così ferreo. «C’è stata un’interpretazione estensiva della norma», dicono dall’azienda.

Effetto “aziendona”. Ma perché la stretta, che può arrivare a coinvolgere centinaia di famiglie, arriva proprio oggi? Perché dopo la nascita delle maxi Asl (quelle di Pisa e di Livorno sono confluite nella nell’Usl Toscana nord ovest), le varie aziende sono corse ai ripari, cercando di uniformare le differenze e rivedendo anche i costi.

«A Pisa – hanno spiegato i vertici dell’azienda sanitaria contattati dal Tirreno – la normativa regionale in materia di trasporti viene applicata da più di tre anni. La logica è questa: il servizio in ambulanza viene garantito per un massimo di sei mesi (in base alla valutazione e al piano di trattamento fatto dal fisiatra) perché passati questi sei mesi non si può più parlare di fase acuta ma di patologia cronica, per cui devono essere attivati altri percorsi, ad esempio di tipo sociale. Anche a Livorno, gradualmente, dovranno essere rispettate queste indicazioni generali».

Livorno spende il triplo di Pisa. Stando ai dati forniti dall’azienda, nel 2014 l’ex Asl 5 di Pisa (circa 334.000 abitanti considerando l’area pisana, la Valdera e l’alta val di Cecina) ha speso per i trasporti per riabilitazione circa 298.000 euro, mentre l’ex Asl 6 (considerando solo Livorno e Colle) ne avrebbe spesi circa 939.000. Tre volte tanto.

I dati dicono tre cose: che l’Asl potrebbe arrivare a ridurre il servizio di due terzi, che sono moltissimi i pazienti interessati (il dato non è stato ancora ufficializzato) e che molte famiglie potrebbero trovarsi in difficoltà. Perché dietro ai numeri ci sono prima di tutto i pazienti e le loro famiglie.

Famiglie preoccupate. Proprio i familiari di molti pazienti in questi giorni hanno lanciato l’sos quando hanno scoperto quasi per caso, tra un trasporto e l’altro, che il servizio gratuito potrebbe venire meno. E se ci sono famiglie che possono organizzarsi con mezzi propri, ci sono anche malati che (superati i famosi sei mesi) avrebbero grandi difficoltà a raggiungere gli ambulatori e si vedrebbero costretti a pagare i trasporti di tasca propria o a cercare comunque vie alternative. In ogni caso avranno bisogno di tempo per organizzare una vita già complicata.

«Il sistema va rivisto, ma non saremo brutali». Cristina Laddaga, che dirige il dipartimento riabilitazione di Pisa e coordina l’area, assicura che «cercheremo di non essere brutali», ma dice anche che «l’utilizzo del servizio di trasporto per i pazienti cronici va rivalutato, servono percorsi alternativi, deve essere garantito il trasporto sociale, coinvolgendo sempre di più le associazioni, a Pisa ad esempio l’Aism ha comprato un pulmino per i pazienti». Allo stesso tempo, ma il caso è decisamente diverso, «non possiamo pagare le ambulanze per una frattura al polso». «I medici – conclude – valuteranno caso per caso. Io sono la prima a fare eccezioni quando è necessario, ma non si può fare delle eccezioni la regola».

Cosa accadrà. Quindi? Cosa cambierà per i pazienti? Da quando? «La presa in carico per chi sta già seguendo il piano del fisiatra – spiegano dalla Asl – continuerà ad essere garantita». In altre parole i trasporti non dovrebbero essere interrotti bruscamente. «Ma per i nuovi casi (salvo diverse disposizioni dei medici) il servizio non potrà superare i sei mesi dall’evento acuto».

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