Il Tirreno

Livorno

le indagini

Tutte quelle domande senza risposta 25 anni dopo

ROMA. Il documento che le due associazioni dei familiari, la 140 e la 10 Aprile, hanno portato a Roma all'inizio dei lavori della Commissione d'inchiesta del Senato, mette in evidenza, grazie alle...

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ROMA. Il documento che le due associazioni dei familiari, la 140 e la 10 Aprile, hanno portato a Roma all'inizio dei lavori della Commissione d'inchiesta del Senato, mette in evidenza, grazie alle elaborazioni dello studio Bardazza di Milano, una serie di elementi riguardo alla tragedia, elementi che ancora oggi "viziano" anni di indagini.

Schematizzando le 39 pagine di relazione, i punti su cui viene chiesto alla commissione di lavorare in maniera approfondita riguardano la posizione della petroliera Agip Abruzzo (in relazione all'area di divieto di ancoraggio prevista all'epoca in rada) e quindi il punto di collisione, i tempi di propagazione del rogo e di sopravvivenza a bordo del traghetto (trenta minuti secondo i periti della Procura che eseguirono gli esami autoptici dopo il disastro, ore secondo altre consulenze di parte civile confortate anche da filmati e immagini di un cadavere che fu individuato all'alba dell'11 aprile sul ponte del Moby), la rotta dell'unità della Navarma e l'esatta dinamica della collisione, la presenza o meno di nebbia (la relazione evidenzia la possibilità del guasto ad un generatore di vapore della petroliera e quindi alla fuoriuscita di vapore in grande quantità), il comportamento dell'equipaggio dell'Agip e il tipo di carico trasportato dalla stessa, l'efficacia dei sistemi di sicurezza a bordo del traghetto e l'inefficacia dei soccorsi, la posizione dell'armatore Onorato, i documenti relativi alle assicurazioni dell'Abruzzo e del Moby, e il ruolo delle navi che la sera del 10 aprile 1991 si trovavano nella rada del porto di Livorno. Nella relazione dei familiari si fa infatti riferimento al grande affollamento, ben 14 unità, fra cui alcune militarizzate americane di ritorno dalla Guerra del Golfo conclusasi soltanto qualche settimana prima. Navi che, stando ad alcune conversazioni radio, avrebbero visto diverse cose, individuando la nave passeggeri prima ancora che venisse accertato che il mezzo finito contro la petroliera era il traghetto Moby Prince. Alcune di esse avevano radar costantemente accesi e registrati e quindi potrebbero aver visto molto più di quello di cui è capace l'occhio umano.

Per approfondire non bastano però le migliaia di carte processuali: nella relazione, per ogni evento o elemento da indagare di nuovo, vengono citati fascicoli da acquisire e testimoni da ascoltare. Fra questi Alessio Bertrand, il mozzo del Moby, unico superstite fra le 141 persone che erano a bordo, salvato dopo oltre un'ora dalla tragica collisione da due ormeggiatori. Di fatto sarà necessario rileggere le carte anche alla luce delle tecnologie oggi disponibili, con particolare riferimento alle conversazioni radar registrate da Livorno Radio e all'epoca "pulite" e trasferite sugli oggi obsoleti e imperfetti nastri di musicassette. 25 anni dopo, da quei nastri, si potranno invece trarre molte più informazioni di allora. (e.a.)

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