Il Tirreno

Livorno

RIFIUTI

L'ex assessore indagato per Aamps si difende: «Ho messo in contatto due aziende per risolvere un problema»

di Giulio Corsi
L'ex assessore Valter Nebbiai all'uscita dalla Procura
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L'ex assessore Valter Nebbiai all'uscita dalla Procura

Livorno, è Nebbiai a dare la notizia alla stampa dell’avviso di garanzia «Oggi rifarei la stessa cosa, sono state le parti poi a trovare l’accordo»

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LIVORNO. Valter Nebbiai non si smentisce. La schiettezza e la trasparenza che l'hanno sempre contraddistinto in decenni di attività politica, non lo abbandonano neanche nel giorno più difficile, davanti all'avviso di garanzia di un sostituto procuratore e all'accusa di abuso d'ufficio. E' lui a dare la notizia al giornale. Sono le 10 di domenica 31 gennaio quando il cellulare del cronista suona: «Mi hanno indagato», racconta Nebbiai.

Non è un outing, uno sfogo. E' il desiderio di informare, di spiegare ai livornesi, agli amici, ai vecchi elettori e a chi il voto non gliel’ha mai dato, di «non aver compiuto alcun illecito, ma anzi di aver cercato di dare soluzione ad uno dei tanti problemi della città».

In una memoria che l'avvocato Giuseppe Batini, amico di partito di vecchia data sotto l'insegna della Democrazia Cristiana, invia al Tirreno, Nebbiai entra nel merito dell'indagine a suo carico, «per presunte induzioni che nella mia qualità di assessore al bilancio avrei effettuato nel 2013 sui vertici di Aamps per indurli a raggiungere un accordo transattivo tra l'azienda e la società Fratelli Elia, a definizione di un annoso contenzioso relativo alla Tia applicabile».

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I fatti - di cui più volte abbiamo scritto - sono presto spiegati: alla Fratelli Elia, società specializzata nella movimentazione e stoccaggio di auto provenienti dalle banchine, fu fatto da Aamps un importante sconto su un maxi-debito Tia maturato negli anni 2006-2012. Il debito, secondo l'azienda portuale, era sbagliato e assai superiore rispetto al dovuto. Dopo un lungo confronto tra l'azienda dei rifiuti e la Elia, nel 2013 fu trovato l’accordo di uno sconto sulla Tia, finito nel mirino della procura, sulla cui liceità o meno dovrà eventualmente esprimersi la magistratura. Che ruolo ebbe Nebbiai in quella partita? Mise in contatto, attraverso una mail, i vertici della Elia e quelli di Aamps.

Nebbiai riavvolge il nastro e racconta: «Il mio intervento si limitò a consentire un contatto tra Aamps e i vertici di Elia affinché le parti verificassero, ovviamente nel rispetto delle norme vigenti, se vi fosse la possibilità di trovare un accordo, considerato che detta azienda di trasporti attraversava un periodo di gravissime difficoltà economiche, in procinto della presentazione, come poi ha fatto, di ricorso ad un procedimento concorsuale e con il concreto rischio di trasferire le proprie attività da Livorno in qualche altro terminal che aveva in Italia, con conseguenti rilevanti perdite occupazionali per la nostra città. Di tutto questo darò prova».

Nessuna imposizione, nessun ordine partito dal suo uffici, sottolinea Nebbiai, anche perché non ne avrebbe avuto il potere: «Ho semplicemente cercato di dare una indicazione, che anche oggi seguirei perché la ritengo opportuna, guardandomi bene da imporre consiglio ad alcuno, sia perché privo di poteri che la legge Bassanini non riconosce agli assessori, sia perché non depositario di delega su Aamps».

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Al punto che - fa notare l'ex assessore - «una volta suggerito questo contatto, di questo problema non mi sono più occupato, non ho quindi partecipato né allo svolgimento, né alla conclusione della transazione poi intervenuta tra le parti e il cui esito mi fu comunicato solo ad accordo raggiunto, una volta che le parti lo avevano sottoscritto con l'assistenza dei rispettivi uffici legali e dopo lunga e difficile trattativa».

Insomma, è la riflessione dell'assessore al bilancio della giunta Cosimi, la partita è stata giocata in termini di legge tra le due aziende, nell'interesse comune, e come avviene quotidianamente a tutti i livelli: «Transazioni in materia fiscale e tributaria tra Stato e contribuenti sono, non solo legittime, ma all'ordine del giorno - sottolinea Nebbiai - e quindi tanto più possibili tra società Spa controllate e utenti, soprattutto se, come in questo caso, riguardano fatturazioni per servizi resi. Ritengo quindi che le parti, data anche la presenza dei rispettivi legali, abbiano individuato una soluzione di comune interesse che non solo poneva fine ad un annoso contenzioso, ma garantiva anche un proseguo di introito per l'azienda».

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