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Morta dopo le dimissioni, lunedì i funerali di Miriam
Livorno, la salma restituita alla famiglia al termine dell'autopsia, da domenica mattina è aperta la camera ardente
LIVORNO. Sei ore, dalle 11 alle 17, tanto è durata l’autopsia sul corpo di Miriam Daina Palermo, la donna di 49 anni deceduta martedì scorso dopo una notte trascorsa in pronto soccorso al termine della quale era stata dimessa con la diagnosi di una semplice «sindrome influenzale».
L’anatomopatologo scelto dal pubblico ministero Antonella Tenerani, il dottor David Forni, ora avrà settanta giorni di tempo per analizzare tutti i reperti e le analisi effettuate ieri pomeriggio per cercare di dare quelle risposte che ancora mancano: perché la quarantanovenne è morta? Poteva essere salvata? E soprattutto: c’è un rapporto di causa-effetto tra il comportamento dei medici, o di alcuni di essi, e il decesso?
Tutte questione che in questi giorni non hanno trovato una soluzione nemmeno nel faccia a faccia tra esperti che la stessa Asl 6 ha organizzato per approfondire il caso. Undici i medici finiti nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo in concorso. Ma è ovvio che non tutti abbiano avuto le stesse responsabilità. Ecco perché al centro degli accertamenti è finito soprattutto il comportamento dei professionisti del pronto soccorso Paolo Cannito, Barbara Mietner e Grazia Ninotta. Più defilate le posizioni dei due cardiologi, Andrea Bianchi e Alberto Genovesi, di altrettanti radiologi, Rudi Bachini e Stefano Toscano, del rianimatore Giancarlo Rossi e dei medici di rianimazione Monica Giuntoli e Rossella Tofani.
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L’unica cosa certezza, ad oggi, è che la donna martedì notte intorno alle 4 è arrivata in ospedale a bordo di una ambulanza con febbre alta, accompagnata dal compagno. A questo punto è stata sottoposta ad alcuni esami (quali?) e le sono state somministrate due flebo, una di tachipirina per abbassare la febbre che ha sfiorato i quaranta e una di plasil per alleviare la diarrea.
Il compagno della paziente ha spiegato più volte che «nonostante le cure, la situazione non è migliorata, anzi. “Miri” - racconta David Bencini - aveva problemi di deambulazione, aveva freddo e sentiva dolore, molto dolore». Ma nonostante i sintomi a mezzogiorno il medico del pronto soccorso ha deciso per le dimissioni, due ore dopo il decesso.
Al termine dell’autopsia la salma della donna è stata riconsegnata alla famiglia. Da domenica mattina - annunciano i parenti - sarà aperta la camera ardente all’interno dell’ospedale. I funerali, invece, si svolgeranno sempre nella cappella della camera mortuaria lunedì primo febbraio a partire dalle 15.
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