Gioco
«Il bando di Casalp si poteva rifare»
La posizione dei revisori dei conti dopo l’aumento del 200% dello stipendio della presidente (che ora sarà abbassato)
LIVORNO. «Il bando per selezionare il presidente di Casalp si poteva rifare? Sì, secondo l'opportunità politica dell'ente pubblico da noi rappresentato». E' Leonardo Carolini, presidente del collegio sindacale di Casalp, a rispondere così, incalzato da Marco Valiani in Seconda Commissione, convocata ieri su interrogazione di Pd e Città Diversa per chiarire la questione dell'aumento del compenso del presidente Vanessa Soriani.
Un aumento deliberato dal cda di Casalp a marzo 2015, che ha stabilito una remunerazione aggiuntiva di 24 mila euro (rimasta sconosciuta fino allo scorso dicembre quando Il Tirreno l’ha resa nota) rispetto al bando pubblicato nel mese di novembre 2014 e che, seguendo la delibera della giunta Nogarin sui tagli del 20% degli amministratori delle partecipate, aveva invece previsto un compenso di 12 mila euro, più 7.200 di indennità di risultato.
«Sono stati i soci - ha aggiunto Carolini - che per tutelare la società hanno deciso di consentire un temporaneo aumento di compenso del presidente, e sul quale abbiamo tecnicamente dato parere favorevole, in quanto legato alle sue funzioni aggiuntive. L'aumento del compenso era ben motivato, altrimenti avremmo dato parere negativo. Laddove cessano queste funzioni, ora che c'è il direttore generale, cessa anche il compenso aggiuntivo».
Insieme a Carolini e ai membri del collegio sindacale Simone Morfini e Paola Trusendi, l'assessore Ina Dhimngjini (in veste di rappresentante dell’assemblea dei comuni, ha precisato), il presidente Casalp Soriani, il vicepresidente Alessandro Bezzini e Paolo Gangemi del cda.
«Se da un bando da 12mila euro più 7.200 - aveva attaccato Valiani - viene deliberato che il compenso aumenta bisogna fare un altro bando. Molti non hanno partecipato alla selezione perché magari quel compenso non lo ritenevano adeguato».
Una valutazione economica che non ha fatto però Soriani: «Ho partecipato - ha detto - perché pensavo di dare il mio contributo professionale, non ho fatto calcoli. Ho dato la mia disponibilità per contribuire alla riqualificazione dell'azienda. Ho rinnovato la mia disponibilità professionale e di cittadina, non ho fatto la ragioniera».
A fare il "ragioniere" ci ha pensato poi Stefano Baldanzi, responsabile amministrativo di Casalp, confermando che nei primi giorni di febbraio si avvierà la procedura: «L'assemblea dei soci ha dato mandato al cda di rivedere i compensi, a ribasso, del presidente alla luce della nomina del direttore generale, cosa che verrà fatta nei prossimi giorni».
Il dibattito era cominciato con Pietro Caruso (Pd) che oltre a rimarcare la mancanza di trasparenza nella vicenda si era chiesto perché un'amministrazione che si è fatta vanto dei tagli sui costi della politica, si sia ritrovata di fronte alla stessa cifra che veniva percepita dal presidente precedente. Poi Marco Cannito, Città Diversa, che a parte pretendere notizie "ufficiali" in modo da non dover sapere tutto dalla stampa, sugli emolumenti aveva rincarato: «Non ne facciamo una questione se sono spesi bene, ma non si può dire che si risparmia e poi si ha un'impennata. La questione comunque non era tanto sul quantum - ha aggiunto - ma sul perché, e soprattutto sulla distribuzione delle deleghe per capire le funzionalità in base alla mission del servizio». E se per Martelli (Pd) non è un problema tecnico, ma politico, «il M5s ha fatto sempre campagna su trasparenza e sui tagli poi quando si passa a governare fa come gli altri», Barbieri (M5s) ha replicato: «Il costo totale di gestione attuale è 128.200 euro, con un 23% di risparmio rispetto alla passata gestione».
L'esigenza di trasparenza è stata ripresa anche dalla forzista Elisa Amato: «In che modo è stata resa pubblica la delibera? - ha chiesto rivolgendosi alla Dhimngjini - Continuiamo a non capirci, non possiamo chiamare tutte le partecipate per sapere se c'è qualcosa di nuovo. Qualcuno doveva venire qui a dircelo, non mi sembra questa la procedura corretta. Si continua a disconoscere il ruolo del consiglio e delle commissioni».
«L'atto passa agli uffici e viene pubblicato secondo le normali pratiche - ha risposto l'assessore - Quando sono stata contattata mesi dopo, ho cercato di capire il perché, visto che la delibera era pubblica».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
