Il Tirreno

Livorno

Gli occupanti liberano l'asilo, dopo il presidio dei genitori

Alfredo Faetti
La protesta dei genitori in via Toscana
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La protesta dei genitori in via Toscana

Livorno, l'epilogo nella serata di giovedì 28 gennaio, dopo un'altra giornata di tensione in via Toscana

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LIVORNO. È servita una giornata ad altissima tensione, la seconda, con i genitori che hanno presidiato dalla mattina alla sera l’asilo di via Toscana e la polizia che più volte è arrivata davanti alla scuola. Ma alla fine, l’occupazione della scuola Fratelli Cervi è finita. Le due famiglie che si erano introdotte lunedì sera nell’ex sede della polizia municipale sono uscite dalla struttura, trasferendosi a casa di alcuni parenti. E da questa mattina i genitori porteranno di nuovo i figli all’asilo di Coteto dopo averli lasciati a casa per due giorni.
Tra i due fuochi - quelli delle due famiglie disperate che hanno occupato l’ex sede dei vigili attigua all’asilo e quelli dei genitori dei 75 bambini che frequentano la scuola - hanno mediato i servizi sociali prima e il comitato sfrattati che dopo ore di tentativi hanno convinto gli otto occupanti (tra cui una donna in stato interessante) ad abbandonare i locali, facendo saltare l’esposto che i genitori erano pronti a consegnare in Procura stamani e la protesta che gli stessi avevano annunciato per il consiglio comunale di ieri sera.

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Ma il lieto fine (o quasi) di questa storia per tutta la giornata di ieri non è stato affatto scontato. Già alle 8 di mattina una decina di persone presidiavano i cancelli della materna, ma con loro nessun bambino. Alla fine solo una decina di bimbi su 75 saranno hanno varcato la soglia della classe.
I genitori che formavano l’omonimo Comitato mostravano una cartellina, al cui interno c’erano i progetti di ampliamento dell’asilo sfruttando proprio i locali occupati, e soprattutto due esposti che chiedevano lo sgombero immediato di quelle otto persone.
«Interruzione di pubblico servizio essenziale», era il cardine di entrambi gli esposti, uno a firma del Comitato Genitori, l'altro della preside Teresa Cini. Ma c'era anche un’altra questione: quella legata alla sicurezza dei ragazzi. Le due strutture infatti sono comunicanti attraverso una porta interna.
«Queste persone possono entrare nelle aule dei ragazzi in qualsiasi momento, così come possono portare bombole di gas per il riscaldamento», era il timore dei genitori dei piccoli alunni, sintetizzati dalle parole di Francesca Muzzi, presidente del Comitato. Per questo negli esposti c'era una richiesta di «monitoraggio e controllo continuo», che le autorità hanno affidato alla Digos, che per tutta la giornata ha controllato la situazione.

Così come per tutta la giornata i genitori hanno presidiato la scuola. «Vogliamo controllare di persona cosa accade dentro», spiegava Muzzi, mentre venivano distribuiti volantini e appesi striscioni in cui si sottolineava che“la scuola è per i bambini”.
Intorno alle 15 prendeva campo una voce: gli occupanti erano pronti ad andarsene. Il picchetto nel frattempo era aumentato, ma dopo un’ora non scendeva nessuno. Dalle finestre al piano superiore gli occupanti guardavano in strada, mentre le mamme stavano con il naso in su per capire se finalmente la situazione fosse sul punto di sbloccarsi. Qualcuno allora chiamava la polizia, per capire se davvero era stato deciso lo sgombero e dopo una serie di telefonate arrivava la notizia che la ragazza incinta si era recata in Comune a discutere con i servizi sociali, in modo da trovare una soluzione. In serata gli occupanti decidevano lo sgombero. E mentre i vigili cambiavano la serratura a quella porta che collega l’asilo con le stanze occupate, i genitori annunciavano che stamani i loro figli torneranno a scuola.
 

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di Redazione web