Il Tirreno

Livorno

Cadetto in carrozzina dopo la caduta dal tetto, il pm: «Accademia per 13 anni senza un piano sicurezza»

di Federico Lazzotti
Cadetto in carrozzina dopo la caduta dal tetto, il pm: «Accademia per 13 anni senza un piano sicurezza»

Livorno, nel processo per la caduta del guardiamarina Pier Alberto Buccoliero rimasto disabile dopo l'incidente del 22 gennaio 2009 il sostituto procuratore: "Gli ufficiali non hanno fatto nulla per proteggere gli allievi"

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LIVORNO. Nell’immaginario comune l’Accademia Navale di Livorno è il luogo simbolo dove da oltre un secolo si insegnano la disciplina e il rispetto delle regole, peccato però che proprio i vertici dell’alto corso di formazione della Marina militare per anni non abbiano seguito le più elementari normative per quello che riguarda la sicurezza sul lavoro, mettendo così in pericolo decine di cadetti iscritti ai vari corsi. L’accusa, che riguarda il periodo compreso tra il 1996 e il marzo del 2009, è arrivata nella requisitoria del processo nel quale sono imputati sei alti ufficiali dell’Accademia, tutti accusati di lesioni gravissime in concorso.

Al centro dell’inchiesta (a luglio il reato sarà prescritto) l’incidente occorso la notte del 22 gennaio 2009 al guardiamarina Pier Alberto Buccoliero, allora allievo ufficiale al terzo anno, oggi atleta paralimpico di quasi 27 anni che sogna un posto nella squadra azzurra di canoa che andrà a Rio. Spiega il pubblico ministero Antonella Tenerani dopo aver ricostruito l’incidente durante il quale il cadetto sfondò un lucernaio all’interno del Palazzo Allievi per andare a fumare una sigaretta con due compagni di corso: «Il documento di valutazioni rischi all’epoca del fatto non esisteva. Nella migliore delle ipotesi era in lavorazione proprio in quei giorni. E neppure esisteva un documento di valutazione rischi precedente, né remoto né insufficiente».

La conclusione del sostituto procuratore è inquietante: «È un dato di fatto comunque - va avanti - che l’Accademia Navale di Livorno è rimasta inottemperante alla normativa a tutela della prevenzione e protezione degli infortuni sul lavoro dal 1996 al 2009. In particolare il documento di valutazione rischi fu commissionato nel maggio 2008 dal predecessore dell'ammiraglio Raffaele Caruso (imputato nel procedimento), subentrato nel giugno 2008, con termine di consegna per l'agosto 2008».

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La difesa degli avvocati degli ufficiali imputati è semplice: quella zona era vietata ai guardiamarina perché pericolosa e ogni anno venivano forniti opuscoli e organizzati corsi.  «Quando si è chiesto ai testimoni quale fosse l’oggetto dell’opuscolo o dei corsi e delle conferenze - è la replica del pm - ci è sempre stato risposto “la condotta in Accademia”, “le regole di comportamento”, sporadicamente “la sicurezza”. Poi però, quando abbiamo chiesto agli allievi, oggi graduati, il perché non si potesse accedere al lastrico tutti hanno risposto “perché era vietato”».

Ma il decreto legislativo 81, quello che riguarda la sicurezza sui luoghi di lavoro, «non lascia spazio al datore di lavoro quanto alla necessità dell'esistenza di un valido documento di valutazione rischi». Al contrario dalle perizie è emerso che la zona che avrebbe dovuto essere interdetta ai cadetti e dove è avvenuto l’incidente era «una via di fuga in caso di incendio».

«Gli imputati - è la conclusione del pm che ha chiesto tre condanne e altrettante assoluzioni - dovevano essere consapevoli delle carenze gravi e radicate nel tempo quanto alla sicurezza per cui, facilmente potendo prevedere eventi lesivi con particolare riguardo proprio a quei lucernari per i quali era stato sollecitato il comando della Marina, avrebbero dovuto tenere una condotta massimamente tesa ad evitarli, con particolari e capillari controlli sul lastrico o, ben più facilmente come già detto, con misure semplici a costo zero del tutto esaustive: quali la chiusura formale della porta».

Al termine della requisitoria il pm ha chiesto la condanna a quattro mesi di reclusione per l’allora comandante reggente dell'Accademia Raffaele Caruso, 61 anni, tre mesi, invece, per Pierpaolo Ribuffo, 51, dirigente dell'area direzione corso allievi, e Manfredo Lapi Gatteschi, 33, preposto alla sottoarea ad oggetto il Palazzo Allievi.

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