Gioco
«Abbiamo versato 550mila euro ma rischiamo di perdere la casa»
Il dramma di due famiglie che hanno comprato su costruzione da Uil Casa fallita prima dei rogiti «La coop ha acceso un mutuo per 820mila euro, noi abbiamo pagato ma le ipoteche sono ancora lì»
LIVORNO. La casa l’hanno pagata quasi per intero. Negli ultimi sei anni hanno versato dai 250.000 agli oltre 300.000 euro a testa. Non spiccioli, insomma. Ma alla fine il rogito non è stato firmato e quel nido che hanno comprato su costruzione (e dove vivono da tempo nonostante i lavori non siano finiti) non è ancora di loro proprietà. È di una delle cooperative che ha tirato su case nel Borgo di Magrignano – la Uil Casa di Riccardo Luschi – e che poche settimane fa è fallita, lasciando su quelle palazzine un’ipoteca. Così ora le famiglie rischiano di perdere tutto e gridano aiuto.
A raccontare il dramma che stanno vivendo sono Michele De Chirico e la moglie Rossella Giuliani, insieme ai vicini Massimiliano Trovato e Francesca Moschini. Le due storie si intrecciano (in realtà anche una terza famiglia si trova in una condizione simile). «Tutto – raccontano – è iniziato tra il 2009 e il 2010, quando ci siamo rivolti a un’agenzia immobiliare e abbiamo comprato casa su costruzione in via Romiti». Ovvero nel terzo lotto, l’ultimo, del Borgo di Magrignano.
Entrambe le famiglie hanno prenotato un immobile in un blocco di quattro unità in costruzione da Uil Casa, in fondo alla strada. «Le condizioni – raccontano – sembravano buone: tra i 360.000 e i 380.000 euro, su tre livelli (per circa 50 metri a livello), terrazze e giardino. Per la costruzione erano previsti due anni. Ma il travaglio è iniziato quasi subito, dopo che abbiamo versato il primo 20%». «Anche se gli accordi erano di un acconto all’inizio e il saldo alla consegna – raccontano – abbiamo continuato a versare soldi per mandare avanti i lavori ogni volta che il presidente della coop veniva a chiederceli. Purtroppo – chiosano De Chirico e Trovato – in questi casi entri in un meccanismo in cui, per non perdere quello che hai già versato, cerchi di pagare il più in fretta possibile».
I lavori, però, vanno a rilento, le due famiglie hanno già venduto la precedente casa, una delle due è anche costretta a vivere per un po’ in albergo. E alla fine, nel 2011, decidono di entrare comunque nella nuova casa che hanno in gran parte già pagato.
Una storia che negli ultimi anni si è ripetuta più volte a Magrignano: «Siamo entrati in casa con un verbale di assegnazione della coop, siamo andati in Comune, abbiamo pagato la multa (perché all’epoca non c’era, e ancora non c’è, l’abitabilità) e abbiamo preso la residenza, quindi paghiamo tutte le tasse, Tari compresa». L’abitabilità non c’è perché i lavori non sono stati finiti, in più le palazzine si trovano nel terzo lotto di Salviano 2, dove il consorzio Edilporto deve completare le urbanizzazioni.
Le due famiglie raccontano di aver pagato di tasca propria gli allacci delle utenze domestiche che, come nel resto del borgo, sono arrivati dopo mesi di luce e acqua di cantiere. Una delle due ha fatto anche causa per la cattiva riuscita dei lavori, mandando avanti a proprie spese l’ultimazione degli interni. E si è rivolta ai legali per rivendicare la proprietà dell’immobile, «perché nel frattempo abbiamo versato oltre l’80% del valore della casa, dando fondo ai risparmi di una vita».
Il punto è che, come nel peggiore degli incubi, a novembre la cooperativa è fallita: è stato nominato un curatore fallimentare, il commercialista Michele Lorenzini di Cecina, e per il 24 febbraio è prevista l’udienza di verifica dello stato passivo.
Non solo. Spiega De Chirico: «Sull’intero blocco (4 immobili, tre dei quali venduti) la coop ha aperto un mutuo ipotecario di circa 820.000 euro con la banca Cr Firenze. Noi abbiamo pagato la cooperativa, ma il mutuo è ancora lì».
Stando a quanto riferito dai legali, al momento di firmare l’atto di acquisto, alle famiglie (che non hanno un preliminare) sarebbero stati così chiesti molti soldi in più e prima che fosse raggiunto un accordo è arrivato il fallimento.
Ora i diretti interessati dovranno vedersela con il curatore fallimentare, con anche il rischio che le case finiscano all’asta.
I proprietari “fantasma” sono esasperati: «Vogliamo le nostre case perché le abbiamo pagate con i nostri sacrifici, siamo stati truffati. Non possono chiederci di versare altri soldi e non permetteremo che vadano all’asta. Ci opporremo con tutte le forze affinché nessuno entri per fare stime o altro».
A Salviano 2, negli anni passati, il Comune ha permesso alle cooperative di costruire. Ed è al Comune che si sono rivolti ora i quattro vicini: «Abbiamo parlato con la vicesindaco Stella Sorgente e lunedì saremo ricevuti dall’assessore Alessandro Aurigi. Confidiamo nell’aiuto dell’amministrazione, che si è dimostrata disponibile. Abbiamo già scritto al sindaco e al vescovo: non ci lascino soli, anche perché sono tante le famiglie nella nostra situazione...».
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