Toscana
La Canaviglia sarà dedicata alla memoria di Frida Misul
L’annuncio del sindaco in prefettura in occasione della Giornata della Memoria Nogarin: siamo ancora in debito con lei. Mosseri: abbiamo bisogno dei giovani
LIVORNO. A Frida Misul, deportata livornese sopravvissuta ad Auschwitz e scomparsa nel 1992, andrà la Canaviglia 2016.
«Livorno le ha già dedicato una via, ma ci sentivamo ancora in debito con lei e abbiamo pensato di onorarla assegnandole l'onorificenza». E' stato il sindaco della città Filippo Nogarin ad annunciarlo ieri in prefettura durante il suo intervento per il Giorno della memoria, di fronte alle altre autorità cittadine e ai rappresentanti della comunità ebraica livornese oltre che a una nutrita platea di studenti delle scuole Mazzini, e dell'istituto Isisi Niccolini-Palli.
«Oggi parliamo di memoria - ha detto Nogarin - parola che ha molto più a che fare con il presente che non con il passato». Poi ha parlato della mostruosità inconcepibile delle leggi razziali, dell'abominio dell'olocausto del popolo ebraico e del martirio di tanta povera gente che oggi come ieri, interroga la coscienza collettiva. Tolleranza e rispetto devono essere pane quotidiano nella nostra società si è augurato il sindaco, prima di mettere in guardia i giovani nell'utilizzo dei "social", luogo dove antisemitismo, razzismo e xenofobia trovano purtroppo facili proseliti: «Ragionate con la vostra testa, evitate inutili tifoserie e guardatevi dall'indifferenza, una delle più gravi malattie dell'umanità». A introdurre l'incontro, dedicato quest'anno giusto al tema della scuola e la Shoah, è stato il prefetto Tiziana Costantino che ha ringraziato «per una partecipazione che non manca mai».
Dopo il concerto del coro "Ernesto Ventura" della comunità ebraica diretto da Paolo Filidei, la proiezione del documentario "La questione ebraica: il fascismo e gli ebrei" e il concerto del soprano Francesca Maionchi, lo spazio è stato appunto consegnato ai ragazzi che hanno dato lettura a più voci del libro di Giulia Spizzichino, "La farfalla impazzita", e in particolare del capitolo "Via da scuola" in cui si racconta di quando i bambini ebrei furono cacciati dalle scuole. Dopo alcune riflessioni e approfondimenti degli stessi studenti, Claudia Tamberi, Quinta B di scienze umane, ha letto una sua poesia, "La sera dell'alba". «Mi avevano negato il futuro - recitano alcuni versi - La scuola non era per gli ebrei, dicevano. La bellezza non era per gli ebrei, dicevano. E me ne sono accorta tardi che avevo smesso di vivere». L'ispirazione le è venuta un giorno mentre era di ritorno da Firenze. "C'era un tramonto bellissimo e da lì che è nata questa idea sul senso della vita", ha spiegato la studentessa. Ed è proprio il coinvolgere le scuole, anche secondo il presidente della comunità ebraica Vittorio Mosseri, la cosa più importante che si possa fare. "Sono passati 71 anni e abbiamo sempre più bisogno di trasmettere questa memoria ai giovani - ha detto Mosseri - perché queste cose, che abbiamo vissuto sulla nostra pelle non possano più ripetersi. Specie in questi momenti in cui è così difficile il rapporto con l'altro, visto come un nemico, e in cui nei confronti del diverso si prova odio non capendo la ricchezza che può portare".
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