Il Tirreno

Livorno

«Innovare per creare nuova occupazione» La costa ci prova così

di Alessandro Farulli
«Innovare per creare nuova occupazione» La costa ci prova così

In Provincia l’incontro Regione-Comuni per il rilancio «Coordinare i poli tecnologici e concretizzare investimenti»

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LIVORNO. Logistica (portuale e integrata), meccanica (dall'automotive allo sviluppo di componenti), aerospazio e telecomunicazioni, chimica (economia circolare vedi bonifiche e riciclo). Sono i driver, ovvero i settori trainanti, individuati da Albino Caporale, direttore alle attività produttive della Regione Toscana, nella sintesi finale dell'incontro sul rilancio dell'area costiera in attuazione dell'accordo di programma che si è svolto ieri in Provincia tra i comuni di Cecina, Collesalvetti, Livorno e Rosignano Marittimo con l'Università e i centri di ricerca.

L'intento – ha spiegato Caporale – è di trovare una strategia condivisa per l'innovazione e il trasferimento tecnologico con l'obiettivo di trovare soluzioni che portino «a un aumento dell'occupazione». Non ricerca fine a se stessa, quindi, e neppure legata solo al territorio, «ma in un'ottica di dimensioni più grandi, almeno di Pisa-Livorno-Lucca».

«Uno dei tavoli fondamentali aperti per il rilancio della provincia di Livorno – ha detto Gianfranco Simoncini, consigliere per il lavoro del governatore Rossi – è l'innovazione tecnologica ed è per questo che facciamo questa ricognizione, anche rispetto all'investimento in programma per il nuovo polo tecnologico di Livorno». «Dobbiamo individuare le forme di coordinamento - ha spiegato poi Caporale – per capitalizzare gli investimenti cospicui fatti dalla Regione finora nei poli di ricerca perché abbiamo l'esigenza di costruire un piano di sviluppo per la riconversione industriale dell'area costiera. Serve una selezione per capire su quali di questi poli continuare ad investire. E la selezione viene fatta sulla base del trasferimento tecnologico. Sarò brutale: dobbiamo evitare che queste infrastrutture siano solo di tipo immobiliare».

Trasferimento tecnologico in buona sostanza significa valorizzazione, in termini economici, dei risultati della ricerca. Se i poli tecnologici rispondo a queste caratteristiche, hanno ragione di continuare a esistere, diversamente la fase è finita. Nel corso del confronto è emerso che nella provincia di Livorno sono già quattro i poli tecnologici tra quelli già al lavoro – Scoglio della Regina (Università Sant'Anna, robotica), Magona (Chimica), il laboratorio congiunto Autorità Portuale Livorno e Cnit denominato "Joint Laboratory of Advanced Sensing Networks & Communication in Sea Ports" - e quello ormai prossimo all'apertura della Dogana dell'Acqua (Università di Pisa ingegneria e informatica). Dentro al ragionamento sta anche il polo universitario in sistemi logistici.

Da segnalare il lavoro che sta portando avanti il Polo tecnologico Magona – ne ha parlato il presidente Claudio Scali – ovvero lo studio dei nuovi processi per il recupero e riciclo di materiali per industrie più sostenibili ambientalmente, bonifiche e recupero idrocarburi dai fanghi di dragaggio.

Invitalia, l'agenzia per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa, di proprietà del Ministero dell'Economia, ha spiegato, attraverso le parole di Corrado Diotallevi, i criteri con cui verranno fatti i bandi: con un'attenzione alle aziende in grado di produrre occupazione.

La base "tecnologica" c'è e anche la qualità: Livorno dovrà trovare quindi il settore che eventualmente manca in questo panorama già molto diversificato, sempre dentro la visione suddetta che è quella di creare nuovi posti di lavoro. La Regione punta forte sull'economia digitale l'industria 4.0, partendo però non da zero ma dal tessuto già presente. «Entro un mese – ha detto Caporale – sarà fatta la mappatura di tutte le realtà del territorio, poi si dovrà trovare una governace per portare avanti il progetto. Manca l'ultimo pezzo per il trasferimento tecnologico, ovvero andare a trovare imprese disposte a investire, stiamo lavorando anche per questo».

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