Gioco
Adozioni gay, il no del vescovo
Le parole di Giusti durante l’omaggio alla Madonna che salvò la città dal maremoto
LIVORNO. “Da madre la Chiesa non può preoccuparsi dei suoi figli senza lavoro e senza casa: per chi il posto rischia di perderlo o per chi teme di veder sfumare l'agognata assunzione". Il vescovo Simone Giusti, nel testo dell'omelia della Festa del Voto, in cui si rende omaggio alla Madonna di Montenero come aiuto dei livornesi di fronte al maremoto di quasi due secoli fa, ha preso da Maria l'identikit della Chiesa come "madre". Ma la predica del presule è stata anche un attacco agli scenari che la Chiesa teme di fronte al ddl Cirinnà fra adozioni gay e uteri in affitto. Nel testo del vescovo non si esita a instaurare un parallelismo con la persecuzione degli ebrei: «Non tutto ciò che è legale è giusto, - ha sottolineato - anche la Giornata della Memoria che oggi celebriamo tristemente ce lo ricorda. In particolare, schierando la Chiesa dalla parte del più debole, Giusti ha messo in evidenza la tutela, oltre che dell'operaio, del «bambino che ha diritto a nascere ancor prima di aver diritto a poter essere adottato da chi la legge vorrebbe stabilire». Non basta: qualcosa del genere vale anche, oltre che per l'anziano solo, per la «donna indiana che per sfamare i figli che già ha è costretta a affittare l'utero per nove mesi a 700 dollari tutto compreso, sperando che tutto vada bene altrimenti si ritroverà con un figlio disabile in più». In mattinata piazza Grande era stata animata dalla festa degli alunni delle scuole cattoliche. Nel pomeriggio è stato recitato il rosario davanti all'immagine mariana che campeggia al di sopra del portico del Pieroni sul lato nord est di piazza Grande.
Mauro Zucchelli
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