Il Tirreno

Livorno

Off-shore e fanghi, i timori degli studenti

di Alessandro Farulli
Off-shore e fanghi, i timori degli studenti

I ragazzi incontrano la sottosegretaria Velo e si confrontano sui rischi ambientali del nostro mare

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LIVORNO. Preoccupazione perché nel mare i pesci sono sempre di meno. Timore perché si possano gettare in mare i fanghi dei dragaggi. Rabbia per come le persone sporchino le spiagge e il mare senza nessun ritegno. Poca fiducia nel rispetto delle tempistiche di intervento da parte dei governi quando si tratta di rispettare impegni europei come la strategia (il pacchetto energia-clima) del famoso 20-20-20. L'utilità del rigassificatore e i suoi reali impatti, ma anche la voglia di essere protagonisti di una vera "tutela" dell'ambiente che a fronte della protezione, crei anche opportunità di lavoro.

Questi i sentiment degli studenti livornesi (oltre un centinaio tra Vespucci, Iti e Nautico) che hanno partecipato alla tavola rotonda "Il mare fonte di vita e opportunità di economia", organizzata ieri nell'auditorium del Museo di Storia Naturale del Mediterraneo dal Club Unesco di Livorno, alla quale era presente la sottosegretaria al ministero dell'Ambiente e della Tutela del territorio e del mare Silvia Velo "costretta" a rispondere punto su punto alle domande dei ragazzi ai quali ha ricordato che la blue economy, l'economia del mare, in Toscana vanta 13mila aziende e 57mila lavoratori e che la provincia di Livorno è la più forte.

Perché i ragazzi ci guardano. Ci ascoltano. Leggono pure, e se sono messi nella condizione di farlo, sanno porre le domande giuste, soprattutto se si parla di ambiente e di mare.

Sarà che a Livorno proprio il mare è la nostra passione, e che vale ancora a queste latitudini l'adagio che è "meglio disoccupati all'Ardenza che ingegneri a Milano" come ha ricordato Beppe Mascambruno, giornalista di lungo corso che ben è riuscito a tenere alta l'attenzione della giovane platea anche quando si è parlato di questioni molto tecniche, come l'intervento del professor Serena (Ispra) che ha spiegato la Marine Strategy, ovvero la direttiva europea che dal 2008 istituisce un quadro per l'azione comunitaria nel campo della politica per l'ambiente marino.

«Le nostre acque - ha detto Serena a conclusione del suo discorso riferendosi a Livorno - sono in buono stato, ma bisogna fare attenzione. Soprattutto alla plastica che con gli anni, non degradandosi ma frantumandosi, rilascia contaminanti anche cancerogeni che finiscono nella colonna d'acqua dove si trova il plancton e vengono ingerite dai pesci e quindi possono finire anche sulle nostre tavole. Ricordo che i rifiuti di plastica in mare sono il 73% del totale».

I ragazzi, come Nicola del Vespucci, Dario del Nautico e Alessia dell'Iti, hanno fatto domande dirette alla sottosegretaria Velo. Che in particolare ha risposto sui fanghi degli scavi: «chiamiamole sabbie - ha detto - e con le nuove norme non è che se sono inquinate finiranno in mare, semplicemente quelle buone si useranno per il ripascimento delle spiagge, quelle che non inquinano verranno rigettate in acqua e quelle inquinanti usate per le vasche di colmata».

Poi domande anche sul rigassificatore di Livorno «brutto a vedersi - ha detto - ma infrastruttura che ci permette di diversificare le fonti di approvvigionamento e il suo utilizzo in caso di emergenza. E per l'impatto ha superato una procedura di Via».

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