Il Tirreno

Livorno

La riforma dà l’alt ai commissari All’Authority riparte il toto-nomi

di Mauro Zucchelli
La riforma dà l’alt ai commissari All’Authority riparte il toto-nomi

Nel segno della continuità Gallanti o Provinciali, da Piombino il possibile inserimento di Guerrieri Nei panni di outsider Pasqualino Monti, numero uno di Assoporti e ora al timone di Civitavecchia

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LIVORNO. Non ci sono gli accorpamenti nel menù della riforma della portualità che ha ridisegnato la geografia delle Autorità Portuali: con Livorno che prende Piombino sotto la propria ala (più Portoferraio e Rio Marina fra gli scali minori mentre Capraia, già aggregata a Livorno fin dal 2002, per una buffa svista materiale è sparita dal testo finale).

Dietro l’angolo c’è ora il parere (obbligatorio ma non vincolante) nelle commissioni parlamentari e, prima della fine del mese, il confronto nella Conferenza Stato-Regioni: tutt’altro che rituale, se pensiamo che i governatori – compresi quelli di centrodestra di due regioni-chiave della portualità come Liguria e Veneto – hanno dalla loro la sentenza della Corte Costituzionale che ha duramente bacchettato il governo sul mancato coinvolgimento delle Regioni nel nuovo assetto dei porti.

COMMISSARI IN 2 SCALI SU 3

Comunque sia, in primavera ci ritroveremo a fare i conti con la nuova normativa. E, anche se finora nessuno l’ha detto, con il via a una nuova ondata di nomine al timone di gran parte dei porti. Almeno due scali su tre sono governati da commissari, talvolta da anni e anni: basti pensare al caso di Luciano Guerrieri commissario dall’estate 2013.

D’altronde, la scadenza è più o meno imminente per tutti: così com’è stato fatto sia alla metà del maggio scorso che nel novembre successivo con Gallanti a Livorno, in questi incarichi commissariali è indicata sì una durata massimo (in genere dai tre ai sei mesi), ma premurandosi di far salva la possibilità di una conclusione anticipata nel caso che si voglia nominare prima un nuovo presidente.

Il varo della riforma fa perciò partire il toto-nomine. Lo conferma il ministro Graziano Delrio in una dichiarazione al sito specializzato ligure The MediTelegraph: i commissari decadranno appena entrerà in vigore la nuova normativa.

Occhio, però, che c’è una novità che riguarda la modifica radicale dell’ingranaggio per arrivarci: la nomina la fa il ministro «d’intesa con il presidente della Regione interessata» e stop.

Probabilmente solo la sentenza anti-centralista della Corte Costituzionale ha impedito che passasse la formulazione precedente: tutto il potere in mano al ministro che si poteva limitare a fare una telefonata al governatore tanto per informarlo.

NIENTE PIÙ “TERNA”

Questa scelta è rientrata ma l’impianto neo-centralizzatore resta quello: ministro e governatore fanno per conto loro, non sono più vincolati a pescare il nuovo presidente dentro una “rosa” di nomi espressi dal basso dalle istituzioni locali (l’hanno chiamata “terna” ma il numero dei nominativi ha in questi vent’anni avuto tutte le interpretazioni possibili e immaginabili).

Giuliano Gallanti farà il bis? Gli rema contro il fatto che a fine febbraio compirà 77 anni ma dalla sua ha il fatto di esser riuscito a dotare del nuovo Prg il porto di Livorno e, soprattutto, ha in gestazione i bandi riguardanti il colossale project financing della Darsena Europa, la privatizzazione della Porto 2000 (la società pubblica del porto passeggeri), l’affidamento dei bacini.

IN CONTINUITÀ

Nel segno della continuità potrebbe essere anche Massimo Provinciali, classe 1958, segretario generale di Palazzo Rosciano e alto dirigente del ministero: era saltato fuori nel 2012 come papabile per Savona ma, al momento della scadenza del contratto a novembre, il fatto che la proroga sia stata limitata a sette mesi è stato visto come uno sbarramento. Ma bisogna ricordare che, come detto, l’orientamento in sede locale è destinato a perdere peso nel toto-candidato.

Proprio questo, invece, è quel che rischia di pesare sul destino di Luciano Guerrieri, che a Piombino ha guidato il Comune per otto anni e per 11 l’Authority (e a Livorno è stato assessore provinciale all’ambiente). Colpa del fatto che il tam tam romano insiste nell’accreditare che il premier Renzi intenda aver voce in capitolo su ogni nomina e non voglia fra i piedi gli ex Pci. Come Guerrieri, che pure a Piombino ha mostrato capacità realizzatorie nel far nascere il nuovo scalo.

OUTSIDER DA CIVITAVECCHIA

Sul fronte politico si potrebbe rilevare l’attivismo di Silvia Velo sulla piazza di Livorno ma, al tempo stesso, si tratta di una esponente che a 48 anni è sottosegretario e potrebbe semmai aspirare a salire altri gradini sì ma all’interno del governo.

Fuori dal mondo politico, torna a girare il nome di Pasqualino Monti, 42 anni, dal 2011 in sella a Civitavecchia (che lo aveva assunto come dirigente finanziario nel 2005) e da due anni e mezzo presidente di Assoporti, l’organizzazione che raggruppa tutte le Autorità Portuali. Già nel marzo scorso aveva fatto capolino nel tourbillon di nomi per Livorno, ma adesso così come allora l’eventualità di un suo arrivo a Livorno è legato soprattutto a quel che accade a Civitavecchia, che nel bene e ben male risente della vicinanza al mondo politico romano.

Una alternativa potrebbe essere un ammiraglio o comunque un alto ufficiale delle Capitanerie: ne sono stati impiegati parecchi in questa fase commissariale. Ma l’impiego di un militare ha il sapore di una nomina istituzionale in una fase di emergenza: così come avvenne con il comandante Dassatti a Livorno nella fase preliminare che portò alla nascita della prima Authority d’Italia (con Nereo Marcucci), è una nomina più da periodo transitorio che da nuovo inizio.

Non dimentichiamo, però, che la decisione salta l’ambito locale: è nelle mani di Roma e in parte di Firenze, dunque si tratta di figure che possono essere nel radar del ministro (o,in subordine, del governatore).

COME CON FRANCESCHINI

Chissà se è del tutto da escludere un tentativo di percorrere strade simili a quelle battute dal ministro Dario Franceschini per dare nuovi direttori ai grandi musei (pochi giorni fa ha fatto il bis con altri dieci bandi per altrettante istituzioni culturali). Bisognerebbe però che il pacchetto delle nomine venisse sfornato nello stesso momento per le 15 Autorità di sistema nate sulle ceneri delle Port Authority.

Sarebbe uno strappo rilevante, ma guai a non tener conto che in questa scelta va cercata l’intesa con la Regione: mica si può selezionare un superesperto tramite bando e poi chiedere al governatore di mettere solo la ratifica in calce al nome già scelto da altri. Senza contare che perfino uno studioso del calibro del prof. Hercules Haralambides non ha fatto grandi miracoli a Brindisi. Semmai ci vorrebbe che il premier Renzi volesse fare della riforma dei porti un simbolo: così non è stato. Anzi, l’ha quasi snobbata: in realtà, ha subito l’impostazione soft del ministro Delrio. Uno spiraglio per un blitz successivo potrebbe esserci quando, con la riforma costituzionale da sottoporre a referendum, passerà anche la riattribuzione dei porti alla competenza statale senza che le Regioni ci mettano più becco. Al comma 15 dell’articolo 4 della riforma si tiene aperta la possibilità di ridurre ulteriormente il numero delle Autorità di sistema: proprio quel che voleva Renzi. Ma è una chance che si aprirà solo dopo la fine dell’estate 2018: e con le elezioni politiche alle porte, è difficile che a qualcuno, compreso Renzi, venga la tentazione di tagliare altre Authority...

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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