Il Tirreno

Livorno

Addio Alvaro Lensi una vita di corsa tra pista e famiglia

di Luciano Della Bella

Si è spento a 84 anni l’ex mezzofondista della nazionale, è stato anche presidente della sezione degli atleti azzurri

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LIVORNO. Lutto nell’atletica livornese, ci ha lasciato Alvaro Lensi, classico mezzofondista di altri tempi, un autentico campione degli anni Cinquanta con uno stile di corsa dove legava l’eleganza del movimento con la potenza della sua falcata. Alvaro se n’è andato a 84 anni.

In questa occasione lo vogliamo ricordare a tutti coloro i quali hanno auto modo di conoscerlo e di apprezzarlo con una foto fornitaci da Carlo Bartolini, lui stesso riconoscibile nel secondo da sinistra, all’avvio di un 1500 sulla pista in terra rossa del vecchio stadio comunale.

Un’amicizia particolare lo legava ad un altro personaggio in auge in quegli anni, il quattrocentista Marcello Dani che appreso la triste notizia ha voluto ricordare i tantissimi momenti vissuti in simbiosi e qualche accanito scozzo, battaglia sportiva insomma, intercorso sulla distanza intermedia degli 800 metri.

I risultati migliori per questo ragazzo di origini empolesi, trasferitosi a Livorno, iniziarono a concretizzarsi con la maglia della Virtus Lucca, tanto che nel novembre del 1953 fece il suo debutto con la nazionale a Buenos Aires in Argentina; altra trasferta nel Sud America a San Paolo per Brasile Italia, a cui fece seguito una doppia chiamata per il triangolare Italia Svizzera Austria disputatosi a Torino, per poi concludere la sua permanenza in azzurro a Bari con Italia Grecia.

In precedenza, dopo avere vestito la divisa da paracadutista, nel 1952 aveva preso parte ai campionati mondiali militari. Nel 1954 si tolse la soddisfazione di fregiarsi del titolo di campione italiano sulla distanza dei metri 800 corsi in 1.55.4, era il primo ottobre al comunale di Firenze.

Dalla Virtus Lucca tornò a Livorno per vestire da prima la maglia della Fiamma, per poi finire la sua prestigiosa carriera nella Libertas Livorno di Sandrino Lomi.

Non si avvicinò più di troppo alle corse di lunga distanza, ma quando capitava non disdegnava di partecipare alle corse su strada dove primeggiava con gli specialisti di allora come Canzio Nevini.

A seguito delle sue presenze con la nazionale assoluta ricoprì la carica di presidente della sezione di Livorno degli atleti azzurri d’Italia, un ruolo che interpretò con la sua consueta modestia, anche se orgoglioso di quello scudetto tricolore che abitualmente era solito portare sulla giacca. Non solo uno sportivo ma anche marito, padre e nonno con un cuore grande come quello che aveva in pista.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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