Il Comune fa demolire il capannone del tennis
Dopo gli esposti dei residenti e le carte bollate, in via dei Pensieri arriva l’atto che ordina di buttare giù tutto: lo Junior club avrà 90 giorni di tempo
LIVORNO. Lo Junior club tennis dovrà demolire il capannone per gli allenamenti invernali tirato su in via dei Pensieri, a due passi dallo stadio. Lo stesso capannone che negli ultimi anni è finito prima nel mirino dei residenti dei palazzi di fronte, poi al centro di una guerra a suon di carte bollate tra la società sportiva e la nuova amministrazione a cinque stelle.
L’ordinanza di demolizione è stata firmata due giorni fa dal dirigente comunale Simone Pedonese. In sostanza l’atto (il numero 160 del 19 gennaio, pubblicato ieri sul sito del Comune) ordina alla società sportiva dilettantistica Junior club tennis e al suo legale rappresentante di «provvedere a loro spese alla demolizione delle opere abusive e al ripristino dello stato dei luoghi entro novanta giorni dalla notifica», avvertendo che «qualora non si ottemperi nel termine assegnato, si procederà d’ufficio e a spese del responsabile dell’abuso».
Il Comune, insomma, tira dritto: alcuni mesi fa – dopo un esposto dei residenti dell’area e dopo una serie di sopralluoghi della polizia municipale – aveva già fatto rimuovere il tendone che ricopriva la struttura ormai praticamente pronta. Nell’area era rimasto solo il grande scheletro d’acciaio, in attesa delle contromosse della società. Ora ecco l’ordine di demolire.
Al centro c’è appunto il capannone nato con l’obiettivo di coprire l’ultimo campo da tennis per gli allenamenti invernali: un investimento non di poco conto per la società sportiva, che conta qualcosa come 180 ragazzi.
I responsabili avevano depositato la necessaria Scia quasi tre anni fa, il 2 aprile del 2014, seguita (il 7 agosto del 2014) da una variante. La struttura (che ha un basamento in cemento armato per gli ancoraggi dei raggi in acciaio) è venuta su in fretta e un anno fa sembrava quasi pronta per il taglio del nastro. Mentre hanno iniziato a crescere le proteste dei residenti del palazzo di fronte, che hanno scritto anche al Tirreno parlando di «cazzotto nell’occhio» e chiedendone la rimozione.
Stando a quanto riportato ora nell’ingiunzione del Comune, il 24 dicembre del 2014 la polizia municipale, dopo un sopralluogo, avrebbe accertato che «lo scheletro della tensostruttura è costituito da sette archi anziché sei, come indicato negli elaborati grafici allegati alla Scia». Ma è soprattutto sulle distanze dagli edifici circostanti che si sono concentrati gli accertamenti: secondo i tecnici del municipio l’opera non rispetterebbe la distanza minima tra fabbricati (10 metri) prevista dal regolamento edilizio. Posizione che è stata più volte contestata dalla società, secondo la quale la tensostruttura non dovrebbe essere considerata un fabbricato.
Sta di fatto che nel gennaio dello scorso anno il Comune ha ordinato la sospensione dei lavori e i diretti interessati hanno fatto ricorso al Tar.
A colpi di carte bollate si è arrivati a due giorni fa, quando il dirigente del Comune ha ordinato la demolizione.
I responsabili della società sportiva, contattati dal Tirreno, si sono detti «amareggiati», ma per ora non hanno voluto rilasciare ulteriori dichiarazioni. Come viene sottolineato nell’ordinanza, avranno sessanta giorni di tempo per fare ricorso al Tribunale amministrativo regionale.
Juna Goti
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