Il Tirreno

Livorno

Muore a 37 anni soffocato nel rogo in casa, lo strazio degli amici tra urla e lacrime

di Federico Lazzotti
Muore a 37 anni soffocato nel rogo in casa, lo strazio degli amici tra urla e lacrime

Livorno, Antonio Frassinetti era proprietario con il fratello del ristorante “Dai Gemelli”. Il vicino: «Un bravo ragazzo, il giorno prima era venuto in negozio»

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LIVORNO. La disperazione per una morte assurda è dentro a tanti dolori che si stringono in una sola strada: è nell’urlo straziato di una ragazza minuta che corre verso un lenzuolo bianco adagiato lungo il marciapiede; in un ragazzone alto, la carnagione olivastra e gli occhi rossi, che sta accovacciato nel pianto, in disparte, e vorrebbe tanto togliere la mano con cui si copre il viso e scoprire che non è vero; è nell’abbraccio dentro al quale si confondono, tra un agente, un pompiere e l’ambulanza dell’Svs, un cappuccio rosso e una testa piena di tatuaggi. È dentro a un quartiere intero che si ferma all’angolo di via Maggi, sfida il freddo che congela piedi e mani e chiede cosa sia successo. «Antonio? Ma chi: il gemello?». E poi vorrebbe non aver chiesto.

È una tragedia che ha messo in ginocchio una città intera e tanti mondi diversi quella che si è consumata intorno alle 7 al numero 15 di via Fagiuoli, in pieno centro. A perdere la vita, soffocato dal fumo che si è sprigionato da un incendio scoppiato nel salotto del proprio appartamento, Antonio Frassinetti, 37 anni ancora da compiere, proprietario con il fratello Gabriele del ristorante “Dai Gemelli”, in via Ginori, locale frequentatissimo, soprattutto dal mondo underground e da chi dopo il teatro cerca un posto dove cenare.

“Anto” era un omone grande e grosso che si era tatuato sulla pelle tutto il suo mondo: passioni, amori, paure; frequentava le palestre e in passato aveva giocato anche a football americano negli Etruschi. Da una decina d’anni viveva in questo fondo trasformato in appartamento: la porta di legno, gli scalini e un lungo corridoio, poi tre stanze, una finestrella appena e una chiostra.

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L’ultima notte. Secondo la ricostruzione degli investigatori, la sera di martedì 19 gennaio Antonio è tornato a casa e ha acceso la stufa che teneva in salotto: troppo freddo per non cercare un po’ di tepore. Ma molto probabilmente, prima di andare a dormire, nell’ultima delle tre stanze, ha anche fumato una sigaretta.

Che qualcosa non andasse lo hanno notato solo poco prima delle 7 i proprietari del bar che da via Maggi guarda via Fagiuoli. «Abbiamo visto del fumo uscire dalla porta e ci siamo preoccupati - racconta la dipendente che ha dato l’allarme - così abbiamo chiamato i soccorsi».

Quando dall’esterno anche i passanti hanno visto il fumo uscire dalla porta, la casa era ormai già diventata una trappola per Antonio. «Molto probabilmente - spiegano i soccorritori - è stato svegliato dal fumo ma non ha fatto in tempo a uscire». Non a caso i vigili del fuoco hanno trovato il trentasettenne, a terra, lungo il corridoio, come se non avesse avuto il tempo di raggiungere l’uscita. «Lo abbiamo portato fuori dall’appartamento per cercare di salvarlo», proseguono. I volontari dell’Svs e il medico per oltre mezzora hanno tentato di rianimarlo, ma senza successo.

Le indagini. Per tutta la mattina di mercoledì 20 la polizia scientifica e vigili del fuoco hanno effettuato degli accertamenti per risalire alle cause del rogo. In procura, come spieghiamo più dettagliatamente nell’articolo a fianco, è stato già aperto un fascicolo (contro ignoti) per fare chiarezza sulla tragedia.

Due le ipotesi su cui stanno lavorando gli investigatori per risalire alle cause del rogo: un corto circuito causato dal cattivo funzionamento della stufa a gas, oppure una sigaretta, magari spenta male che ha poi dato origine alle fiamme e al fumo. In ogni caso, gli inquirenti escludono l’ipotesi dolosa per quella casuale.

Altro aspetto che dovrà essere chiarito, anche se non avrà a molto significato a livello processuale, sarà quello che riguarda il fondo al piano terra adibito ad appartamento. Era a norma? Erano stati chiesti e concessi i permessi? Domande che saranno rivolte all’ufficio di edilizia privata del Comune.

Il ricordo dei vicini. Antonio tra piazza Cavour e piazza XX era una specie di istituzione. Raccontano dalla Tipografia Benvenuti, che ha l’ingresso accanto al portone dove viveva il ristoratore: «È venuto in negozio lunedì per comprare alcune cose - raccontano - era un bravo ragazzo, sempre sorridente, ogni tanto si fermava a fare due parole anche se non doveva comprare niente».

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