Il Tirreno

Livorno

Il Comune rinvia di un mese il taglio dei pasti agli insegnanti

di Francesca Suggi
Il Comune rinvia di un mese il taglio dei pasti agli insegnanti

Razionalizzazione del servizio per le educatrici di nidi e asili del primo turno L’assessore: abbiamo posticipato di un mese. Oggi il confronto con i sindacati

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IVORNO. Taglio del pasto ad educatrici ed insegnanti delle scuole dell'infanzia, il Comune sta trattando con i sindacati e posticipa a febbraio la decisione. Che comunque intende mettere in atto, per il personale impegnato a somministrare il cosiddetto primo turno del pranzo dei piccoli, tra le 11.30 e le 12.

«Questo provvedimento doveva entrare in vigore da gennaio, come abbiamo già detto si tratta di una necessaria operazione di razionalizzazione della spesa che non comporterà alcun danno alla qualità del servizio e al benessere dei bambini. Abbiamo concesso un mese in più per organizzare al meglio questo passaggio, come ci hanno chiesto dal sindacato», sottolinea la vicesindaco Stella Sorgente, che ha la delega alla Scuola.

Da questa operazione, fatti salvi eventuali prolungamenti di turni mattutini per esigenze di servizio, l'amministrazione risparmierebbe intorno ai 70mila euro.

Oggi ci sarà un nuovo confronto con tra amministrazione sindacati: si siederanno al tavolo Cgil e Uil. «Diciamo che c'è margine di trattativa - dice la sua Letizia Carmignani della rsu Fp-Cgil del Comune - per alcune delle sessanta insegnanti coinvolte da questa manovra: circa il 20% saranno impegnate anche nel secondo turno del pomeriggio, quindi il pasto per loro continuerà ad essere fornito dal servizio». E aggiunge: «In questo modo rispetto alla prima cifra di risparmio paventata dal Comune di 70mila euro scenderà a 54mila euro», continua.

Novità e proposte anche sul fronte delle sostituzioni e della mancanza di parametri di sicurezza bambino-insegnanti, altre grandi patate bollenti del servizio educativo della prima infanzia. Almeno così sostengono i sindacati da tempo: «Il problema è soprattutto ai nidi nel pomeriggio e le famiglie lo devono sapere: è una situazione determinata proprio dalla difficoltà di sostituire chi manca. I singoli istituti solo con la buona volontà stanno cercando di ovviare alle mancanze per la tenuta del servizio, ricorrendo a straordinari, oppure ci si rifà alle ore che devono restituire le precarie. Un terzo del servizio si regge su di loro, è bene che si sappia» aveva detto Mario Scalabrini, responsabili delle Autonomie Locali per la segreteria Fp Cgil della provincia di Livorno.

«Abbiamo chiesto al Comune di fare una commissione tecnica proprio per trattare queste problematiche: l'amministrazione si è resa disponibile e farla», continua Carmignani.

La sindacalista non manca anche di annunciare una proposta fatta all'assessore Sorgente che riguarda le maestre non più idonee all'insegnamento per problemi di salute, ma pur sempre in servizio. «Oggi ogni plesso ha un proprio referente del servizio scolastico che funge da ponte tra la direzione e il Comune per tutti i tipi di comunicazione: di solito questo ruolo è svolto da un insegnante in servizio, che insieme a questa mansione, deve svolgerne tante altre - fa il punto della situazione Carmignani e poi lancia la proposta - Perché non utilizzare proprio le insegnanti non più idonee all’insegnamento per questa mansione? Si tratterebbe di una novità quanto mai funzionale all'articolazione dei servizi scolastici».

L'assessore Stella Sorgente conferma la volontà della giunta di valutare le proposte dei sindacati. Fermo restando la volontà «di non intaccare i fondi stanziati per le manutenzione che ammontano circa a un milione e mezzo di euro l'anno». E non manca di sottolineare, come ha fatto in passato sempre su questi stessi temi: «La coperta è corta e le risorse a disposizione sempre meno, in questa fase molto delicata per il Comune, nella quale si stanno facendo studi approfonditi finalizzati a sostenere un taglio di 6.9 milioni di euro dovuto a minori previsioni di entrata, l’amministrazione sta facendo delle ipotesi di razionalizzazione che non incidano né sui servizi ai cittadini, nè sui posti di lavoro».

Si ricorda, in ultimo, quanto costa un pasto degli insegnanti al servizio di ristorazione scolastica. «Sulla base del vigente appalto per le mense scolastiche - aveva precisato Sorgente a fine dicembre - è pari a 4.91 euro. Il costo di 2 euro al quale si riferiscono le organizzazioni sindacali si avvicina a quello delle sole derrate alimentari: a questo dobbiamo sommare altri costi, fra i quali quello del personale che effettua la produzione dei pasti, di quello che li trasporta e di quello che li somministra».

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