Il Tirreno

Livorno

Contro l'Aamps tre decreti ingiuntivi

di Giulio Corsi
Uno striscione dei lavoratori di Aamps di protesta davanti a palazzo civico (Pentafoto)
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Uno striscione dei lavoratori di Aamps di protesta davanti a palazzo civico (Pentafoto)

Livorno, l'amministratore Carpano: «Una catastrofe, rischio pignoramenti e blocco dei conti». E il concordato preventivo è più vicino.

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LIVORNO. Lunedì mattina un ufficiale giudiziario ha varcato la soglia di via dell’Artigianato e ha notificato due decreti ingiuntivi all’Aamps per conto delle ditte livornesi Officine Macchi e Tecnosistemi. Si tratta di crediti per 170mila euro totali.

Una prima ingiunzione di pagamento per un valore di circa 65mila euro era invece arrivata venerdì, stavolta firmata dalla società pisana Pellegrini Sas, specializzata nell’allestimento mezzi. In questo caso si tratta di un decreto già divenuto esecutivo: significa che nel giro di pochi giorni potrebbe scattare il blocco dei conti correnti di Aamps e subito dopo il pignoramento dei beni. E’ un altro atto della guerra tra fornitori e azienda (di cui il Comune è proprietario). Ma non è detto che resti isolato: nei prossimi giorni infatti i decreti potrebbero moltiplicarsi, i precedenti d’altra parte insegnano che in questi casi l’effetto domino è matematico.

Paradossalmente la scelta dei creditori, ormai allo stremo, finisce per rafforzare almeno sulla carta l’ipotesi del concordato, che diventa l’unico ombrello giuridico in mano all’azienda per tutelarsi dalle richieste dell’indotto: l’effetto della sola presentazione del concordato è retroattiva nei confronti delle istanze cautelari dei creditori. Ma nei fatti non è detto che sia così: in primis perché l’esito del concordato è un enorme punto interrogativo. E poi perché i fornitori potrebbero decidere di fare marcia indietro rispetto al decreto ingiuntivo, davanti a offerte di accordo extra-giudiziale come la ristrutturazione del debito.

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Carpano: «Situazione catastrofica». La tregua è durata appena 24 ore: dopo la drammatica giornata di sabato in cui l’inceneritore è arrivato ad un passo dallo spegnimento e dopo il rassicurante comunicato stampa del sindaco Nogarin, ieri «la situazione si è ulteriormente e molto complicata», per citare le parole dell’amministratore pro tempore Francesco Carpano. «Io non ci penso neanche a pagare questi decreti - ha detto Carpano al Tirreno -. Ma è palese che la mia scelta, seppur obbligata, potrebbe portare a una catastrofe».

Rischio pignoramento. Il rischio che corre Aamps è presto detto: blocco dei conti correnti, pignoramento e fallimento (in assenza di concordato).

La procedura prevede che l’amministratore dell’azienda potrebbe intanto opporsi per guadagnare tempo. «Ma servono dei buoni motivi», spiega Carpano, lasciando intendere di non essere così convinto di seguire questo percorso.

Una strada dunque potrebbe essere quella del concordato: ma i tempi diventano decisivi. «Io non posso chiederlo - continua il capo dei revisori -. Potranno farlo i nuovi amministratori, ammesso che siano nominati nell’assemblea del 22 gennaio, il che non è affatto scontato».

Se venerdì, come annunciato dal sindaco, sarà nominato il nuovo cda di Aamps, sembra tuttavia assai improbabile che esso si rechi il giorno stesso in tribunale per effettuare la prenotazione del concordato: è immaginabile invece che la nuova governance avrà bisogno di leggere le carte, di capire dove si trova. «Un amministratore serio non potrà certo arrivare e fare un atto di questa portata senza conoscere niente di ciò che gli sta intorno: credo che gli serviranno almeno 10 giorni per prendere in mano la situazione e fare le sue valutazioni», riflette Carpano. Insomma: ad andar bene il concordato potrà essere prenotato all’inizio di febbraio. E nel frattempo? «Nel frattempo si rischia la catastrofe, perché con i decreti esecutivi, i creditori (a partire da Pellegrini, ndr) potrebbero chiedere il blocco dei conti e il pignoramento».

«Se avessi i soldi, pagherei». Il problema, come noto, sono i debiti pregressi. In particolare la moratoria Rosi, la cui rata da 3.8 milioni è scaduta il 31 dicembre 2015 senza essere stata pagata. Carpano ha sempre detto che non avrebbe dato un euro per i vecchi debiti e lo conferma: «Con i soldi della tariffa io posso pagare solo il corrente, dunque i servizi effettuati nel 2016», ribadisce. Se però il Comune versasse capitale ulteriore, «ci sarebbero le condizioni per soddisfare in parte i creditori e lo farei».

«Non ho chiesto solo 2 milioni su 9.8». «Il problema di Rari che ha rischiato di bloccare l’inceneritore, nasceva proprio dal pregresso, non dal corrente - continua Carpano -. Nei giorni scorsi ho fatto un invito formale al Comune per effettuare il pagamento del debito arretrato, ma non è servito. Di certo non potevo pagare io con i 2 milioni che mi sono stati dati dalla tariffa. Con quelli riuscirò forse a pagare le spese fino a venerdì».

Ma secondo quanto detto dall’assessore Lemmetti in commissione, la cifra di 2 milioni l’aveva chiesta proprio Carpano, dicendo che sarebbero bastati. «Premesso che i 2 milioni fanno parte di una fattura di 9.8 relativa al primo trimestre 2016 che io posso spendere solo per le spese correnti e non per il pregresso, io non ho chiesto di darmi meno soldi rispetto a quanti ce ne spettassero. Il fatto è che se uno va dietro a quel che dice Lemmetti, ci capisce poco».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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